Colapietra, infanzia all’ombra della Basilica

Lo storico: «Ero l’unico bambino a giocare lì in un mondo fatto soltanto di adulti e di pazzi»
L’AQUILA. È raro veder passeggiare dalle parti di Collemaggio lo storico aquilano Raffaele Colapietra. Ma pochi in città conservano così tanti ricordi legati a questo luogo, sin dagli anni Trenta, nelle tante giornate di infanzia passate nel complesso psichiatrico dove suo padre, Felice Colapietra, era stato chiamato a dirigere un reparto. «A Collemaggio ero l'unico bambino in un mondo di adulti, di pazzi e di vecchi», gli è capitato di scrivere, «un bambino che andava girando col suo triciclo in mezzo alle ranocchie e alle papere in una sorta di bonaria e affollata fattoria dove arrivava l'odore acre del fieno della colonia agricola e la fragranza del pane appena sfornato».
Le sue parole ripercorrono gli ultimi 70 anni di storia di questa parte di città, dalle rievocazioni dedicate alla figura di Celestino. «L'arcivescovo saliva sulla ringhiera posta al centro della facciata», ricorda, «e, con formule latine, mostrava le reliquie del papa eremita. C'era una processione accompagnata dal suono della marcia reale». Una storia che si incastra con importanti corse ciclistiche e automobilistiche, come il glorioso “circuito di Collemaggio”, promosso da Amedeo Capranica, oppure con la Perdonanza moderna, evento che, tuttavia, il professore definisce provocatoriamente “un falso storico”. Parole e immagini di un luogo che continua, anche dopo il sisma del sei aprile, a costituire uno dei simboli di una città che non si vuole arrendere.
L’iniziativa dell’Eni. La chiesa di Santa Maria di Collemaggio rappresenta un segno di speranza per la ricostruzione e per la ripresa spirituale, sociale e umana dell'intera comunità aquilana. Fattori che hanno spinto l'Eni non solo a farsi carico di un intervento di restauro della basilica, con tanto di messa in sicurezza antisismica e di riqualificazione dell'adiacente Parco del Sole, ma anche ad allestire un diario virtuale fatto di ricordi dentro e fuori le mura di Collemaggio. Il diario è una collezione di episodi e momenti che legano Collemaggio alle sue persone. Parole, foto e video rievocano epoche vicine e lontane. Dai i pupazzi di neve davanti al sagrato della basilica, ai gavettoni degli ultimi giorni di scuola; dalle partite di rugby alle schitarrate al parco del Sole. Storie, aneddoti e ricordi: quasi una mappa della memoria fatta di immagini vicine e lontane. Il diario è una collezione di episodi e momenti che legano Collemaggio alle sue persone. Parole, foto e video rievocano epoche vicine e lontane. Lo si può sfogliare, accedendo al sito http://ungiornoacollemaggio.it. Da qui, attraverso un'interfaccia multimedia si può contribuire alla memoria collettiva condividendo contenuti che spiegano il legame con la Basilica e il Parco del Sole.
Un fatto indimenticabile un ricordo d'infanzia, un momento con gli amici. In alternativa, per chi è più incline ai social network, si può interagire con il sito utilizzando l'hashtag #ungiornoacollemaggio o #acollemaggio sulle piattaforme twitter e instagram.
Le immagini. Fa breccia sulla rete, l'immagine di un pallone da rugby sul prato. «Questo spazio», spiega Fabrizio, «è stato un rifugio per tanti appassionati di rugby, specie quando gli altri impianti sportivi erano chiusi o malridotti per aver ospitato le tendopoli dell'emergenza sisma. Venivamo qui - come ci veniamo tuttora - e giocavamo a toccà». Mentre, Bice ricorda che proprio da queste parti ha conosciuto l’amore della sua vita.
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