Coldiretti: sale il prezzo degli arrosticini

27 Aprile 2022

Il presidente Domenicone: nei ristoranti costano fino a 1.30 euro l’uno, colpa delle tariffe della carne

PENNE. Quattro italiani su 10 hanno mangiato carne di agnello per Pasqua. Una percentuale alta, forse ancora più alta in Abruzzo, dove il tradizionale agnello cacio e uova non è mancato quasi su nessuna tavola. Una tradizione che aiuta a contrastare lo spopolamento delle aree interne e sostenere la sopravvivenza dei 60mila pastori italiani, già duramente colpiti dai rincari dei costi di produzione legati alla guerra in Ucraina. Nell'area vestina rispetto allo scorso anno, in base a quanto fatto sapere Coldiretti Penne, le aziende legate alla pastorizia e all'allevamento non hanno constatato una riduzione delle vendite rispetto allo scorso anno nonostante i rincari energetici e delle materie prime. «Anche per quanto riguarda il prezzo degli agnelli, le circa 50 aziende dell'area vestina sono riuscite ad assicurare un prezzo invariato rispetto allo scorso anno nonostante i drastici rincari sui costi di gestione», sottolinea il presidente Coldiretti Penne, Federico Domenicone. Discorso a parte, invece, merita il mercato della pecora e dell'arrosticino. «Le macellerie del territorio vestino sostengono che le carni di pecora, che provengo principalmente da Francia e Olanda, sono aumentate del 40 %, facendo lievitare il prezzo degli arrosticini anche di 50-55 centesimi cadauno», fa sapere ancora il numero uno della Coldiretti di Penne. Un dato, quello dell'aumento della carne di pecora, che si è riversato anche sui ristoranti e sulla vendita degli arrosticini. Quasi tutti i ristoranti sono stati costretti negli ultimi tempi ad alzare il prezzo degli arrosticini. Da 1 euro l'uno si è passati quasi ovunque a 1,10-1,20 e fino a toccare 1,30 euro, a seconda della grammatura della carne. Secondo un'indagine di Coldiretti, gli effetti del conflitto in Ucraina hanno inciso sulla pastorizia in Italia con un calo dei redditi stimato in oltre il 50%, mettendo a rischio un mestiere ricco di tradizione che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze a vantaggio della biodiversità e che si prende cura di circa 6 milioni di pecore da nord a sud della Penisola, anche attraverso tradizioni millenarie come la transumanza (proclamata patrimonio culturale immateriale dell’umanità l’11 dicembre 2019). «Senza un deciso impegno dell’intera filiera agroalimentare nazionale la pastorizia italiana rischia di scomparire con l’abbandono di migliaia di famiglie che hanno fatto dell’allevamento il centro della loro vita», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel lanciare un appello a consumare prodotto italiano per sostenere l’economia e il lavoro nel Paese, messi a rischio dalla crisi legata alla guerra.
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