Colpita alla testa: «Mi hanno violentata»

Cinquantenne picchiata e spogliata all’alba in una casa abbandonata frequentata da senzatetto. Fermato un sospetto
PESCARA. Picchiata, spogliata e probabilmente stuprata. Ma il responsabile potrebbe essere stato già individuato. È stata un’alba drammatica, quella di ieri, per una donna di origine ucraina di 50 anni che vive in una casa abbandonata in via Alento, a pochissimi passi dalla Cittadella dell’Accoglienza Giovanni Paolo II. Ha raccontato che un uomo l’ha picchiata proprio all’interno di quell’abitazione, frequentata da persone senza fissa dimora, disperati che non hanno un posto sicuro dove stare. E poi avrebbe anche approfittato di lei.
Ecco perché è finita in ospedale, dopo essere stata soccorsa dal personale del 118. Una volta al pronto soccorso la donna è stata medicata, perché aveva una ferita alla testa piuttosto evidente, ed è stata sottoposta a una serie di accertamenti per capire se davvero sia stata violentata, come ha riferito lei stessa.
Ad avvicinarla sarebbe stato uno straniero che l’avrebbe colpita con violenza, facendola cadere a terra. La donna avrebbe perso i sensi e quando si è svegliata non aveva più nulla addosso, ha spiegato lei stessa ricordando quei momenti. Ha parlato di una violenza, subita o tentata, ma questo aspetto è tutto da chiarire e solo nelle prossime ore la questione potrebbe emergere chiaramente.
Non è rimasta in ospedale: è stata dimessa con un bel po’ di punti di sutura in testa. Dell’episodio si sono subito occupati gli uomini dell’Arma della compagnia di Pescara, coordinati dal capitano Antonio Di Mauro, che hanno ascoltato la vittima e hanno avviato le indagini per risalire agli occupanti di quella casa e, in modo particolare, all’aggressore. Vogliono definire con chiarezza quanto accaduto ieri, attorno alle 6.30, quando è partita la richiesta di aiuto da via Alento, probabilmente proprio da uno degli occupanti quella casa abbandonata. Le testimonianze dei presenti, infatti, possono essere preziose anche per capire l’attendibilità del racconto della vittima.
Nel giro di poche ore, la donna ha lanciato un secondo allarme ai carabinieri. Nel pomeriggio, si è rivolta al 112 perché si è trovata di nuovo fianco a fianco con l’aggressore. Si è accorta che l’uomo aveva raggiunto la Cittadella dell’Accoglienza, che ogni giorno accoglie centinaia di persone per offrire i pasti. A metà pomeriggio, l’ora in cui viene servita la cena, la donna, molto agitata e allarmata per questo incontro, ha fatto sapere ai carabinieri che l’uomo era lì, pronto per cenare, indisturbato. Nel giro di poco sono arrivate diverse pattuglie dei carabinieri a sirene spiegate che hanno rintracciato il sospettato, lo hanno prelevato e condotto in caserma per l’identificazione e gli approfondimenti del caso.
Dovrà raccontare la sua versione dei fatti agli investigatori, sempre che ammetta di essere stato lui a picchiare la malcapitata. Una storia di emarginazione e degrado sociale che fa purtroppo il paio con la violenza.
Un po’ come accaduto per la donna violentata al terminal degli autobus il 25 agosto dell’anno scorso, sotto gli occhi dei passeggeri in arrivo e partenza da Pescara. Per quell’episodio è finito in carcere un senegalese di 61 anni, bloccato dai presenti e poi consegnato alla polizia. Ci ha rimesso la vita, invece, Anna Carlini, la 33enne trovata morta il 30 agosto 2017 nel tunnel della stazione ferroviaria. Per quella morte sono indagati due romeni e uno di loro sarebbe responsabile anche di violenza sessuale nei confronti della malcapitata che stava trascorrendo la notte nel tugurio.
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