Colpiti in regione più di 260 giovani

6 Ottobre 2020

Il pediatra Chiarelli: «Non sono molti, ma da loro parte il contagio verso genitori e nonni»

CHIETI. Il 61% delle persone di età compresa tra 0 e 17 anni risultate positive al coronavirus in Abruzzo ha contratto il Covid-19 in forma asintomatica. I giovanissimi e i bambini, però, proprio perché asintomatici o paucisintomatici, possono essere potenzialmente dei grandi diffusori.
In Abruzzo sono stati relativamente pochi - in tutto 267 finora - i casi tra i minori di 18 anni. È quanto emerge da uno studio della clinica pediatrica della Asl e dell’università di Chieti, diretta dal professor Francesco Chiarelli. L'indagine sarà presentata domani, alle 18, in un seminario nazionale on line sul “Covid-19 nei bambini in Abruzzo”. Si tratta del primo evento formativo proposto sull'argomento dalla Società italiana di pediatria (Sip), che metterà a disposizione delle altre sezioni regionali l'esperienza dei pediatri abruzzesi. In questa fase dell'epidemia i giovani e i giovanissimi sembrano avere un ruolo cruciale nella diffusione del contagio. Giorno dopo giorno, d'altronde, si susseguono le notizie di casi di positività all'interno delle scuole. Proprio perché spesso asintomatici, nel corso dell'emergenza primaverile, quando gli addetti ai lavori rincorrevano il virus concentrandosi sulle manifestazioni cliniche, i più piccoli sembravano quasi immuni al Covid-19. Dall'estate grazie alle attività finalizzate ad intercettare il virus sul territorio, si è capito che il fenomeno interessa anche i pazienti pediatrici.
«È vero», spiega Chiarelli, «che nei bambini è raro un esito infausto. Si possono ammalare, in Abruzzo i sintomi sono stati lievi e moderati, ma in Italia e nel resto del mondo non sono mancati casi anche gravi e decessi. Ma proprio perché generalmente asintomatici o paucisintomatici, i bambini sono dei grandi diffusori di coronavirus, tra di loro e, soprattutto, tra genitori e nonni». Proprio per questo, secondo l'esperto, «è fondamentale rispettare sempre, nella vita quotidiana, le precauzioni che tutti ormai dovremmo conoscere, dal distanziamento fisico, all’uso dei dispositivi di protezione, alla buona pratica del lavaggio delle mani». In altre parole, anche a casa è indispensabile, per frenare l'onda dei contagi, adottare comportamenti adeguati. Bisogna quindi evitare i baci e gli abbracci.
La categoria più a rischio sono probabilmente i nonni. Non a caso gli esperti da tempo invitano ad evitare il contatto fisico con i nipoti, misure difficili da rispettare, ma indispensabili per tutelare la salute delle fasce più a rischio. Dall'inizio della pandemia a fine settembre sono stati 267 i casi di Covid-19 tra bambini e ragazzi da 0 a 17 anni in Abruzzo, rispetto a una popolazione pediatrica complessiva di 194.777 residenti. In 164 casi (il 61,42%) si è trattato di pazienti asintomatici, altri 58 (21,72%) sono stati i paucisintomatici, 43 (il 16,10%) ha avuto sintomi lievi e due (lo 0,74%) sintomi moderati. Dieci i pazienti ricoverati in ospedale. Altri 257 sono stati seguiti a domicilio dai medici delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) e dai pediatri di libera scelta anche utilizzando la telemedicina e con il teleconsulto.
Il 17,6% dei casi in Abruzzo ha riguardato la provincia di Chieti, il 37,5% quella di Pescara, il 24,7% quella dell'Aquila e il 20,2% il Teramano. Leggera la prevalenza dei maschi (53,6%) rispetto alle femmine (46,4%). Quanto alle fasce di età, si evidenza il crescere dei contagi al crescere dell'età: il 7,49% erano bambini di meno di un anno; il 16,10% da 2 a 5 anni; il 20,22% da 6 a 10 anni; il 56,17% da 11 a 17 anni. Nella fase di lockdown, secondo lo studio, la maggior parte delle infezioni a carico dei bambini si è verificata all'interno di cluster familiari. Con la ripresa dei contagi dopo l'estate, i casi sono legati a cluster familiari, a rientri dall’estero o da vacanza e a migranti giunti in centri di accoglienza. (c.s.)