Colpito a morte dal branco Nove persone indagate
Alatri, il cerchio si stringe su un albanese e 8 italiani. Tra loro un padre e il figlio La fidanzata che Emanuele aveva difeso: «Ci rivedremo presto, ciao amore mio»
ROMA. «È stata la via crucis di Emanuele, hanno sputato anche sul suo corpo a terra». È Pietro Morganti, lo zio del ragazzo pestato a morte ad Alatri all’uscita del club “Mirò”, a restituire a nome di tutta la famiglia l’orrore per la sua morte. Facendo da scudo, in qualche modo, all’assedio dei giornalisti alla casa di Tecchiena Castello, frazione del comune ciociaro, che non raggiunge nemmeno i 4mila abitanti. All’agenzia Agi ha raccontato di uno scenario da far west, una vera e propria esecuzione. «I testimoni ci hanno detto che lo picchiavano ovunque, lui ha provato ad andare via con la fidanzata, poi è caduto e l’hanno finito». Il movente della brutale aggressione sarebbe stato futile: alcuni commenti nei confronti della fidanzata di Emanuele, che l’avrebbe difesa. Per questo sarebbe scattato il pestaggio con pugni, calci e in cui sarebbe spuntata persino una spranga di ferro, utilizzata per dare il colpo di grazia al ragazzo. Gli avrebbe causato, infatti, delle fratture al cranio e provocato emorragie. Ma Emanuele non è morto sul colpo: da venerdì sera a domenica, sono stati due i giorni di agonia. Che si è conclusa al Policlinico Umberto I° di Roma.
Gli investigatori ormai hanno ristretto il cerchio: le indagini sono concentrate su nove persone. Si tratta di otto italiani, tra cui un padre e un figlio, e un cittadino albanese. Sono spuntate anche le immagini di un video di sorveglianza che potrebbe mettere la parola fine all’inchiesta. Il prefetto di Frosinone ha convocato per questa mattina il Comitato provinciale per la pubblica sicurezza.
Dal gruppo Facebook “Città di Alatri” era partita la campagna: #chisaparli, per invitare i testimoni a non cedere all’omertà. Un appello raccolto anche dal sindaco del comune ciociaro. «Invito tutti a dire la verità - ha detto Giuseppe Morini -, a collaborare con gli inquirenti affinché al più presto vengano individuati i responsabili. Alatri non deve essere omertosa». Ma la cittadina non sembra aver ceduto all’omertà. Alcuni testimoni sono stati sentiti dagli inquirenti e hanno permesso di ricostruire l’accaduto. Ed anche se è confermato che erano molti i presenti all’uscita del locale che non sono intervenuti, c’è la storia di un anonimo soccorritore, un amico di Emanuele, che avrebbe provato a difenderlo e per questo sarebbe rimasto ferito. Anche lui è stato sentito dai carabinieri locali e ora ha paura. Ha paura che lo stesso gruppo di violenti che ha picchiato a morte Emanuele, vada a cercare anche lui.
Ad Alatri è stata organizzato una fiaccolata domani alle 19, per ricordare il ragazzo. La notizia si apprende ancora dalla pagina Facebook della città. Dove è intervenuta anche la fidanzata di Emanuele, inviando un’immagine dei due ragazzi e un ultimo saluto. «Questa è la foto che ti piaceva più di tutte amore mio - ha scritto -. Non riesco ancora a realizzare tutto quello che è successo. Non meritavi tutto questo, non hai fatto niente di male. Ricordo uno dei tuoi ultimi messaggi di venerdì pomeriggio: "Ti amo più di ogni altra cosa". E continuerò a ricordarlo per sempre, come continuerò a ricordare anche te. Ti amo e lo farò per sempre. Ci rivedremo presto, ciao amore mio».
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato la necessità di «contrastare le violenze, come quella avvenuta ad Alatri» e ha fatto un appello al mondo del cinema - riceveva, infatti, i candidati al David di Donatello - perché veicoli messaggi «che scuotano le coscienze».
Promette giustizia, invece, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che ha sottolineato la vicinanza istituzionale al comune e alla famiglia. Perché la morte di Emanuele, ha detto, è «una follia, drammatica e dolorosa. Sono certo che i responsabili saranno individuati presto e assicurati alla giustizia. Ho chiamato il sindaco di Alatri a cui ho espresso la solidarietà e la vicinanza di tutta la nostra comunità».
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