Coltellata per vendetta, tre tifosi nei guai

7 Giugno 2019

Individuati dalla Digos i pescaresi che aggredirono due leccesi “colpevoli” di cantare cori della squadra salentina

PESCARA. Una canzoncina dello stadio canticchiata per strada, in via dei Bastioni. Alcune strofe tipiche dei cori leccesi. Sono bastate quelle poche strofe pronunciate da un tifoso della squadra salentina a far saltare i nervi a un gruppetto di tifosi biancazzurri che hanno seguito gli “avversari”, li hanno aggrediti verbalmente e poi ne hanno accoltellato uno, in via Conte di Ruvo. Alimentando così un odio di vecchia data, mai sopito.
Era la notte del 18 maggio e mentre il ferito è stato trasportato con urgenza all’ospedale per essere medicato, la polizia ha avviato immediatamente le indagini, affidate al personale della Digos, diretta da Leila Di Giulio. Nel giro di poco, grazie al contributo determinante delle telecamere installate nella zona, tre componenti del gruppo, composto da otto o forse nove persone, sono stati identificati. E sono stati denunciati a vario titolo per lesioni aggravate, porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e travisamento. Sono un 21enne, un 22enne e un 29enne, tutti e tre tifosi biancazzurri, uno dei quali si è già fatto notare in passato dalla polizia, sempre per questioni legate alla sua “fede” calcistica. Prima di darsi alla fuga hanno abbandonato una mazza ferrata e una cintura negli spazi vicini alla cattedrale di San Cetteo che gli uomini della Digos hanno recuperato e sequestrato il giorno dopo l’aggressione, durante i primi sopralluoghi nella zona. Non è stato mai trovato, invece, il coltello.
Ai tre sono stati notificati gli avvisi di garanzia, ma le indagini non sono ancora arrivate al capolinea. Oltre a dover accertare le responsabilità precise dei singoli, la Digos punta a identificare anche gli altri componenti del gruppo che ha partecipato all’assalto. I fatti sono di una futilità imbarazzante. La vittima è un leccese di 33 anni, di Galatina. La notte tra il 18 e il 19 maggio si trova al centro storico con un altro leccese - i due studiano e lavorano qui - e con un pescarese. Mentre si allontanano da un locale i due pugliesi intonano una canzoncina tipica della squadra del cuore. Nulla di urlato, pare. Ma i biancazzurri sentono quel ritornello e si mettono alla ricerca di chi lo sta canticchiando. Perché con i giallorossi non corre buon sangue e lo dimostra l’agguato del 31 marzo, quando i tifosi pescaresi diretti a Lecce sono stati bloccati lungo la statale 613 Brindisi-Lecce, all'altezza dello svincolo di Squinzano, da un gruppo di circa 70 ultrà salentini armati di torce, pietre e fumogeni. In via Conte di Ruvo, una volta rintracciati, i due leccesi vengono affrontati dai biancazzurri, che chiedono spiegazioni su quelle strofe, avvertite come una provocazione. Partono calci e pugni e poi una coltellata profonda, che raggiunge il 33enne tra l’ascella il petto (giudicata guaribile in 25 giorni). Il pescarese, invece, viene colpito da un pugno. Il gruppetto di biancazzurri si disperde, arrivano polizia e 118. E si inizia a indagare, partendo dalle telecamere che permetteranno di ricostruire l’accaduto e di mettere a fuoco dei volti.
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