Coltivazioni allagate in Abruzzo: ora costerà di più fare la spesa

L’allarme di Roselli (Coldiretti): «Ad agosto sugli scaffali si prevede un aumento del 10-15 per cento» Sichetti (Cia): «Ortaggi e vigneti rovinati». Fabrizi (Confagricoltura): «Le aziende vanno risarcite»
Pioggia, pioggia, e ancora pioggia. L’Abruzzo prova a galleggiare di fronte a nubifragi, grandinate e allagamenti. Non siamo ai livelli della tragedia dell’Emilia Romagna, per fortuna, ma anche la nostra regione si lecca le ferite. E se da un lato la priorità è quella di salvaguardare la sicurezza delle persone – oggi è prevista una allerta gialla su tutta la regione – non passa in sordina l’emergenza in agricoltura. Molte, troppe colture, sono distrutte e questo maggio dal tempo pazzo rischia seriamente di compromettere le produzioni e di conseguenza può provocare un aumento dei prezzi per il consumatore.
ALLARME DI COLDIRETTI
Domenico Roselli, direttore di Coldiretti L’Aquila precisa che «in questo momento i danni sono registrati prevalentemente nel Fucino, nelle zone di Avezzano e Luco dei Marsi». «A oggi», prosegue, «tutto ciò che è stato seminato marcirà: patate, finocchi carote e porro. Al momento non abbiamo semine su prodotti da foglia, come le insalate, ma le altre coltivazioni sono compromesse. Su tutta la piana del Fucino i campi sono allagati. Una stima vera e propria? La percepiremo a luglio e quei prodotti che oggi non si possono seminare, mancheranno sugli scaffali, in particolare la qualità Agata della patata. Invece, il prodotto patata Agria da industria, che verrà raccolto da ottobre, sarà salvaguardato. Secondo una stima approssimativa il range di aumento al momento dell’acquisto finale oscillerà tra il 10 e il 15%. Perché tutto ciò sta accadendo. È vero che la causa principale sono le forti piogge, ma anche la pulizia dei canali è necessaria. Nelle altre zone della regione, in particolare sulla costa e in quelle collinari, segnalo criticità su alcune aree a vocazione vitivinicola».
CIA (CONFEDERAZIONE
ITALIANA AGRICOLTORI
Non si discosta molto il punto di vista del presidente regionale della Cia, Antonio Sichetti. «Tecnicamente», osserva, «in questo periodo si stanno facendo la semina e i trapianti, e cioè la messa a dimora, delle piantine di ortaggi nelle zone vallive. Ma il meteo non permette di eseguirli nei tempi giusti e quindi avremo cali produttivi. I terreni sono pieni di acqua, hanno superato ogni limite di sopportabilità e le piantine vanno in asfissia. E poi le malattie fungine, che proliferano con l’acqua, stanno devastando i vigneti. Ne risente anche la tenuta delle aziende agricole, anche perché il prezzo dipende dall’offerta e dalla domanda a livello nazionale. Se c’è scarsità di prodotto i prezzi aumenteranno». Sichetti, che è anche titolare di un’impresa agricola, esprime «la preoccupazione delle aziende agricole che per produrre affrontano dei costi sproporzionati e corrono il rischio di non raccogliere niente. Il prezzo potrebbe crescere, anche se è difficile prevederlo con precisione. I prodotti ortofrutticoli sono i più sensibili, la grandine ha distrutto diversi ettari di colture orticole, frutticole. La peronospera, invece, provocherà danni enormi ai vigneti. Le zone più a rischio sono la Marsica, che vuol chiedere lo stato di calamità, dove gli imprenditori stanno piantando migliaia di ettari di prodotti orticoli e hanno chiesto anche la pulizia dei canali, e poi le vallate del Sagro e del Trigno. Infine, i vigneti un po’ in tutta la regione, in particolare nel Chietino».
CONFAGRICOLTURA
Per Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura, «l’impatto incide non tanto sui consumatori, perché noi importiamo molto, ma sul reddito complessivo dell’Abruzzo perché ci sono spese che non saranno supportate dai ricavi e nel Fucino il fenomeno è molto significativo. «Chi oggi ha speso 2.500-3.000 euro di patate da semina», specifica Fabrizi, «ha già perso tutto. Non farà le spese successive, ma le anticipazioni colturali le ha già fatte. A Sulmona, sono stati persi il primo e il secondo raccolto di fieno, oggi gli allevatori non sanno come dare da mangiare al bestiame e non possono nemmeno portarlo al pascolo a causa delle condizioni meteo. In genere a maggio gli armenti, i bovini da carne, le vacche pronte a partorire, vanno in montagna. Ora aumenteranno i costi perché se il fieno non è disponibile va acquistato, anche dall’estero se necessario». «Inoltre», conclude Fabrizi, «da quest’anno è partito in maniera generalizzata il fondo catastrofale, il ministero dell’Agricoltura ha messo trecento milioni di euro, ma sulle calamità naturali l’Italia ha impegnato oltre un miliardo di euro, di cui 6-700 milioni con le polizze assicurative e 300 milioni con la polizza obbligatoria dello Stato. Io credo, e lo dico da agronomo, che se un agricoltore ha subìto un danno, noi dobbiamo evitare di risarcire il suo guadagno potenziale sulle patate. Invece, dobbiamo farlo stare tranquillo rimborsando solo i danni della coltivazione».

