Com’è difficile trovare personale: gli stabilimenti a caccia di giovani

30 Marzo 2022

Gli operatori: «Avevamo pacchi di richieste, ora scappano di fronte a contratti di 40 ore settimanali» E c’è chi se la prende con il reddito di cittadinanza: «I ragazzi si fanno due conti e non si presentano»

PESCARA. Baristi, cuochi, aiuto cuochi, camerieri, pizzaioli, beach boys. Il lavoro c’è per tutta la stagione estiva, e anche nei mesi invernali, negli stabilimenti balneari. Ma nessuno lo vuole. I titolari dei lidi si dicono «disperati», perché non riescono a trovare personale, anche aggiuntivo, da inserire in organico. Scandagliano i social, attaccano cartelli “cercasi personale” sulle vetrate, si rivolgono alle scuole alberghiere e agli uffici di collocamento. Sono pronti anche ad assumere i profughi ucraini, in cambio di sgravi contributivi fiscali. Chiedono personale «qualificato o anche senza esperienza, stranieri e italiani, di qualunque età». Ma niente.
Prima «dell'avvento dei redditi di cittadinanza», gli aspiranti lavoratori «ci buttavano addosso montagne di curriculum». Addirittura le mamme «ci imploravano di insegnare il mestiere ai figli». Certo, può accadere che gli orari di lavoro si dilatino, ma i più avrebbero un’assunzione in tasca.
«Sia chiaro, noi dobbiamo mettere in regola tutti», specificano gli operatori del mare penalizzati dalla pandemia, dalla guerra e con la minaccia di finire all’asta, «perché subiamo controlli ogni giorno». Nicola Rabuffo, titolare di Niki beach, aperto tutto l'anno, cerca un barista, due camerieri di sala e un pizzaiolo che otterrebbero un contratto per 40 ore settimanali. «Abbiamo molta difficoltà a reperire il personale», spiega il balneatore, «agli annunci sui profili social rispondono sempre meno, rispetto agli altri anni, oppure non si presentano agli appuntamenti fissati adducendo improbabili scuse. Cerchiamo persone volonterose, che abbiano un po’ di mestiere e non guasta se conoscono le lingue». Un cuoco, un aiuto cuoco, un pizzaiolo e un barista, è la quota richiesta da Paolo Farchione, della Capponcina:
«Un tempo a metà maggio dovevamo visionare un pacco di curriculum alto così, oggi chiedono il lavoro tutto l’anno. Attingiamo anche dall’Alberghiero, ma il tempo di formare i ragazzi è poco, la stagione va via in un lampo. Un cuoco che fa due turni può arrivare a guadagnare 3mila euro al mese, regolarmente assunto». Domenico Pagliari, lido Apollo, ha affisso un cartello di ricerca personale «da tre mesi, e non si trova niente», si sfoga, «i redditi di cittadinanza hanno distrutto il mercato. I ragazzi si fanno due conti, prendono l'assegno di 8-900 euro mentre lavorando arriverebbero a 1.300 euro, la paga di un aiuto bagnino che in più avrebbe colazione, pranzo e cena pagati. Difficile trovare gli italiani. L'anno scorso avevo preso a lavorare un marocchino e 4 senegalesi, quest’anno non trovo neppure gli stranieri. Ho bisogno di 3 baristi, 3 camerieri, 3 aiuto cuochi, due bagnini per il salvamento e uno per la spiaggia. Potremmo assumere anche i profughi ucraini, ma le istituzioni dovrebbero venirci incontro con gli sgravi fiscali». Si dice «sconfortato» Angelo Sissa, Il Pirata, che accoglierebbe, 10 tra camerieri, aiuto cucina e addetti alla spiaggia: «Nessuno ha voglia di lavorare, i sostegni di disoccupazione dovrebbero essere dati a chi ha perso l’impiego vicino alla pensione, non ai giovani che fanno i colloqui, fissiamo l’appuntamento per cominciare e poi non si presentano, né avvisano e non rispondono al telefono. Li prenderemo anche senza qualifica, per formarli e dar loro un mestiere, invece spariscono».
«Venticinque anni fa erano le mamme a venire da noi già da marzo per chiedere che i figli imparassero a portare un vassoio con le pizze o a pulire i posacenere», ricorda Sandro Lemme, titolare della Playa, che necessita di altri 5 in organico, tra baristi, camerieri, bagnini e personale di cucina, «4 universitari sono venuti a fare le prove, non li ho più visti. I migliori scappano all’estero, gli altri prendono il reddito: chi glielo fa fare a lavorare?».