Commerciante di 51 anni stroncato dal coronavirus

Paolo Emilio Napoleone, di San Giovanni Teatino, gestiva un negozio a Pescara Il dolore della moglie: ha iniziato con la tosse, il virus se l’è portato via in 20 giorni
PESCARA. «Abbiamo sperato e pregato fino all'ultimo che si potesse riprendere. Avremmo voluto che avvenisse un miracolo», ma Paolo Emilio Napoleone non ce l’ha fatta. Il Covid-19 se l’è portato via in venti giorni: la malattia si è presentata in una forma violentissima e non gli ha dato scampo. È morto ieri mattina all’ospedale di Chieti, lasciando un vuoto enorme a casa, a San Giovanni Teatino, e in famiglia, a Montesilvano. A Pescara, invece, sentirà la sua mancanza chi lavorava con lui nel suo negozio di via Chieti, “L'arte del Caffé”, e tutti i suoi clienti.
Napoleone aveva solo 51 anni e da 14 era sposato con Laura, 48enne. È lei a raccontarlo, a parlare di un uomo «di una bontà estrema, dal cuore grande, sempre disponibile con tutti, lavoratore instancabile. Era una bella persona, simpatico e testardo: riusciva sempre ad ottenere ciò che voleva, in tutti i campi».
La vita di questa coppia è cambiata il 6 febbraio, «quando abbiamo saputo di essere entrambi positivi, e io lo sono ancora», racconta Laura dalla sua abitazione di San Giovanni Teatino. Inizialmente «lui aveva un po’ di tosse e di febbre, ma non si è reso conto del contagio, fino al tampone. Ha cominciato le cure a casa, poi è stato sottoposto a un day hospital, per controllare la situazione, ed è stato rimandato a casa con l'indicazione di assumere integratori per un principio di polmonite. Ha cominciato la cura antibiotica, fino a quando una notte ha chiamato il 118 perché aveva la saturazione bassa. È stato ricoverato, era l’11 febbraio, poi è finito in terapia intensiva. L’ultima chiamata da lui l'ho ricevuta giovedì 18, poi lo hanno dovuto intubare».
Che la situazione fosse «molto grave» è emerso immediatamente, dice sempre Laura ripercorrendo le ultime settimane in cui lei e i parenti del marito erano aggrappati alla speranza di un miglioramento, di una svolta in positivo che però non è avvenuta, fino all’epilogo tragico, il peggiore, il più doloroso. «Quando è entrato in terapia intensiva mi hanno detto che c’era la possibilità che potesse non farcela», considerate le condizioni dei polmoni, anche se non aveva altre malattie, nessuna patologia pregressa. I contatti con i medici, per la moglie, sono stati costanti, «uno due volte al giorno», ma la notizia tanto attesa non è mai arrivata.
Anzi, ieri Laura avrebbe dovuto chiamare il reparto alle 12, per essere informata, e invece ha ricevuto “la telefonata” in mattinata.
Ora aspetta di tornare negativa perché, dice distrutta, «voglio partecipare al funerale di mio marito, ho chiesto di esserci» per cui la sua speranza è che il tampone di domani dia l’esito sperato.
Dopo aver saputo di essere positivi, Napoleone e la moglie, come racconta lei stessa, non sono riusciti a capire l'origine del contagio ma, riferisce la donna, «probabilmente è avvenuto al negozio, anche se abbiamo sempre fatto attenzione, usando mascherine e guanti. Forse è bastata una svista», e il coronavirus si è infilato prepotentemente nell’attività di Napoleone, nella sua abitazione e nella sua vita.
Dopo aver perso il marito, ora Laura lancia un messaggio a tutti. «Questa malattia è di una gravità estrema, quindi bisogna fare attenzione», dice la donna. In queste ore, tra i pensieri che si affollano nella sua mente, c’è quello dell’ultimo messaggio ricevuto sul cellulare dal suo Paolo. “Mi manchi da morire”, mi ha scritto. Ed è quello che io vorrei dire adesso a lui». Napoleone lascia anche i genitori, Onorata e Franco, e la sorella Daniela.
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