Commercio in ginocchio in città Masci: riaprire, ma con le regole

Alla vigilia della protesta degli esercenti, il sindaco si appella a Regione e governo: facciamo presto E Confcommercio sollecita una data: pronti a lavorare in sicurezza e a garantire il distanziamento
PESCARA. La Confcommercio dice «Vogliamo riaprire». E con questo slogan domani mattina una cinquantina di aderenti alla Fipe scenderà in piazza con una manifestazione di protesta dei pubblici esercizi, paralizzati da un lungo periodo di chiusura a causa del Covid.
«Con tutte le garanzie possibili a tutela della salute pubblica, si deve dare una chance a chi non lavora da troppo tempo», dice il sindaco Carlo Masci, perché «non si può rischiare che le attività muoiano». Eppure il rischio c’è, è più che concreto, per Gabriele Armenti, presidente di Confcommercio Banqueting e Catering, pensando alle attività che non avranno la forza di riaprire, «ad esempio le più giovani. Ma noi non vogliamo mollare, anzi vogliamo aprire gli occhi» a chi ha il potere di decidere le riaperture.
«Si deve trovare una formula che consenta la ripresa delle attività economiche», suggerisce Masci. E pensa che si potrebbe consentire «ai ristoranti di posizionare i tavoli all’esterno, garantendo il distanziamento. Cioè i titolari devono essere indirizzati verso la ripresa, usando delle precauzioni. D’altronde il governo ha deciso la riapertura delle scuole, consentendo ai bimbi di mangiare nelle mense con tutte le cautele del caso. Lo stesso sistema si può replicare anche nei locali pubblici», ipotizza Masci sottolineando che «la scuola è fondamentale ma anche l’economia». I poteri dei Comuni sono nulli su questo fronte. «Non possiamo decidere sulle riaperture, deve intervenire il Governo», fa presente il sindaco pensando anche al «supporto alle attività che può arrivare dalla Regione». Un segnale a livello nazionale, Masci lo ha lanciato. «Nell’incontro con i ministri di Forza Italia e i sindaci ho detto che non si possono tenere chiuse le attività. Si deve puntare, invece, alle vaccinazioni e a riaprire, aumentando le precauzioni. Per quanto ci riguarda tutto quello che potevamo inventarci, ce lo siamo inventati», prosegue il primo cittadino ricordando, ad esempio, la sospensione del pagamento del Canone per l’occupazione del suolo pubblico e la sospensione della Tari per le attività chiuse. «Ma il nostro obiettivo è ottenere l’annullamento della Tari. Per questo serve un intervento dello Stato, altrimenti ne risentono le casse del Comune e quindi i soldi di tutti i cittadini. Il governo deve attivarsi su balzelli esosi e inopportuni». Quella delle attività chiuse «è una tragedia» che può nascondere il rischio di «infiltrazione della criminalità in un tessuto sano». Guardando ai prossimi mesi, Masci immagina una situazione «più tranquilla perché saranno vaccinate più persone e d’estate il virus dovrebbe essere meno aggressivo. Da qui a questa estate ci possono essere le condizioni per una ripresa, ma già sappiamo che non si tornerà come prima».
Armenti, che domani sarà in piazza, chiede «una data certa per riaprire, con protocolli e regole certe. Siamo convinti di poter riaprire in sicurezza, assicurando il distanziamento, e siamo pronti ad essere multati, se non chiusi, nel caso in cui dovessimo sgarrare. Ma ci aspettiamo regole con un senso», continua Armenti da Picciano ricordando le assurdità subite nei mesi passati. «Quando ci hanno dato la possibilità di riaprire abbiamo investito molto sulla sicurezza, riducendo il numero dei coperti, ma poi ci hanno fatto chiudere. Il 14 febbraio abbiamo preparato tutto per riaprire, dalle materie prime al personale, ma poi non se n’è fatto niente. E a fronte di tutto questo abbiamo ricevuto solo elemosine, anzi molti hanno già chiuso». La penalizzazione subita da questo settore, rispetto ad altri, si sente eccome. «Abbiamo pagato più di tutti, siamo passati come gli untori. E per noi non c’è differenza tra zona arancione e rossa. Sono ammessi solo delivery e asporto ma non è per tutti: l’asporto va bene per chi è nato per farlo e per chi lavora in città. Eppure lo abbiamo fatto, ci siamo messi in gioco recuperando solo le spese, per non perdere i clienti che chiedono di tornare alla normalità».

