Commercio, protesta in piazza: salvate il ponte dell’Immacolata

Gli esercenti chiedono di poter riaprire subito le attività per recuperare parte degli incassi perduti «Il governo deve riportare l’Abruzzo in zona arancione». E oggi alle 17 l’accensione delle luminarie
PESCARA. Salvare il ponte dell'Immacolata, riattivando un giro di affari necessario per la ripartenza delle attività commerciali. Il blocco in zona rossa dell'Abruzzo tiene ancora abbassate le serrande dei negozi chiusi per effetto dei provvedimenti contenitivi della seconda ondata del Covid. Ma i commercianti non ci stanno a sprecare giornate per dare il via allo shopping natalizio, che per tutte le filiere rappresenta il 30 per cento del fatturato annuale. Per testimoniare l'esasperazione e il rammarico di una categoria martoriata, una cinquantina di commercianti ieri mattina ha manifestato in piazza Unione.
Davanti alla sede del consiglio regionale, supportati dalla Confcommercio, hanno espresso tutta la stanchezza e, al tempo stesso, la voglia di lavorare, come hanno scritto sui loro cartelli. «Questa zona di rosso ha solo la nostra rabbia», ha tuonato Enzo D'Ottaviantonio presidente di Federmoda/Confcommercio Pescara, «perché Pescara è una città viva, dove lavorano tutti e solo i comparti di abbigliamento, calzature e gioiellerie sono fermi. Spegnendo questi codici Ateco hanno svuotato il centro città. La nostra presenza qui era per portare all'attenzione della politica regionale il grido di allarme di tutto il commercio che sta subendo un'ingiustizia».
La priorità per i commercianti è di ottenere subito un allentamento delle restrizioni, per non perdere il ponte dell'Immacolata. «Abbiamo bisogno che il governo legga i dati positivi, affinché riporti subito la regione in zona arancione, per poi tornare in zona gialla già da mercoledì», ha commentato il presidente di Confcommercio Riccardo Padovano. Si sentono discriminati i negozianti costretti a restare fermi. Una penalizzazione che nel caso degli ambulanti sembra doppia. Dal decreto di ottobre del governo, i mercati sono aperti solo per le categorie alimentari, lasciando fuori gli altri settori. Ma accade che, in taluni casi, alcune categorie merceologiche possono restare attive nei negozi fisici, come ad esempio la vendita di intimo, mentre sono costrette a fermarsi nel commercio ambulante.
«Siamo bloccati a casa da 20 giorni ed è difficile andare avanti», confessa Maurizio Tiberio ambulante di pelletterie, «se non si lavora nel periodo di Natale significa portare la categoria in una difficoltà ancora più grande. Ci fa rabbia che alcuni settori siano aperti e noi no, ma non deve essere una guerra tra mercato e negozi. Siamo sulla stessa barca. Il problema è di tutti». «Ci aspettavamo oggi (ieri, ndc) di poter riaprire», ha sottolineato Irene Listorti titolare di due negozi in centro città, «in questa nuova zona rossa abbiamo sofferto, non solo economicamente, ma anche moralmente. Siamo scesi qui per la riapertura, perché i primi 10 giorni di dicembre sono importanti per l'economia, ma anche per dare un segnale perché siamo stanchi di questa superficialità. Noi vogliamo semplicemente lavorare. Abbiamo già vetrine e negozi allestiti per Natale e non aspettiamo altro se non di riaprire».
Pronta con luminarie e impianto di filodiffusione montati è anche la città, che avrebbe dovuto accendersi già giovedì, ma l'amministrazione, per dare un segnale di vicinanza al settore, ha deciso di rinviare tutto a oggi alle 17. Presenti alla manifestazione, per raccogliere l'amarezza della categoria l'assessore al commercio Alfredo Cremonese, il consigliere regionale Guerino Testa e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri. «Abbiamo ascoltato persone esasperate che civilmente hanno espresso le loro difficoltà, ma hanno compreso anche quelle nelle quali si deve muovere l'istituzione comunale», ha detto Cremonese. «Comprendiamo la rabbia e la paura dei commercianti. Comprendiamo le loro preoccupazioni, che sono le nostre, ma possono star certi che non molleremo la presa per nulla al mondo in difesa del nostro territorio», ha evidenziato Sospiri, «ora è il momento di rialzare tutte le serrande delle nostre attività, di riprendere il lavoro interrotto, ma il governo deve firmare il nuovo decreto quanto prima». «Attendiamo l’imminente intervento governativo, auspicando di poter conquistare un ritorno a una situazione di quasi normalità», ha aggiunto Testa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

