Comunali, la Lega al 3,4% ora fa infuriare gli alleati

Centrodestra in agitazione. Nel centrosinistra il patto Pd-M5S si è già arenato
PESCARA. Quel misero 3,45 per cento della Lega grida vendetta e apre il confronto nella coalizione di centrodestra. Così come, sul fronte opposto, gli scarsi voti di lista di M5S e Pd mettono in dubbio il valore del patto nato a un anno dalle regionali.
Il voto di Teramo diventa un doppio caso da trattare con le pinze prima che esploda nelle mani della politica. Nel centrodestra c’è aria di resa dei conti. Il clima è teso, ma nessuno per ora fa la prima mossa.
MARSILIO FRENA
Il primo che cerca di mantenere i toni bassi è il governatore Marco Marsilio che punta a tenere unita la coalizione dopo la débacle teramana.
Ma in Fratelli d’Italia ormai si parla dello “sgarro” di Luigi D’Eramo, sottosegretario del governo Meloni e leader della Lega in Abruzzo, che ha indirettamente confessato l’operazione messa in atto dal suo partito per affossare il candidato sindaco di coalizione, Carlo Antonetti, subentrato all’ipotesi del leghista Pietro Quaresimale, e sconfitto in modo sonoro da Gianguido D’Alberto, rieletto per il centrosinistra a Teramo al primo turno.
IL CONFRONTO
Le percentuali parlano molto di più di ogni dichiarazione o mezze conferme da parte del vertice della Lega, partito che a Teramo ha racimolato meno di mille voti (997) perché così è stato deciso. La controprova arriva dalla vicina Silvi dove, al contrario, la Lega, riconfermando il proprio sindaco, Andrea Scordella, ha raggiunto il 12,36 per cento, quadruplicando la cifra teramana. Marsilio però tace, e fa buon viso a cattivo gioco.
La partita delle regionali del 2024 è per il governatore ricandidato in pectore troppo importante: è meglio dunque non correre il rischio di mettere in pericolo gli equilibri di coalizione. Il presidente della giunta si limita a dire che «a Teramo c’è qualcosa che non è andato nel verso giusto».
LA RISPOSTA
Restano allineati e coperti anche i fedelissimi del governatore, primo tra tutti il senatore Etelwardo Sigismondi, segretario regionale di Fratelli d’Italia. Ma chissà quanti improperi quest’ultimo e il suo dominus vorrebbero mandare al regista abruzzese della Lega. «Qualcuno si deve assumere la responsabilità del risultato di Teramo», commentava Marilena Rossi, segretaria provinciale di FdI che ora si allinea alle direttive del governatore. Ma ci sono segnali che nel centrodestra il processo alla Lega ci sarà magari sotto un’altra forma, più bizantina che urlata. L’anticipazione arriva da ambienti di Fratelli d’Italia da dove, guarda caso, trapela l’indiscrezione di due imminenti passaggi di esponenti regionali del Carroccio nel partito di Meloni. Sarà questa la risposta allo sgarro politico di Teramo? E come reagirà D’Eramo? Nel centrodestra la partita per ora è a due. Forza Italia si tiene alla larga, e ci resterà finché la stessa Lega non recriminerà che a sdoganare la candidatura di Antonetti è stato proprio il partito di Berlusconi, con la benedizione di FdI.
IL FRONTE OPPOSTO
Numeri alla mano, il laboratorio-Teramo per Pd e Movimento 5 Stelle non è un buon inizio. Così come è accaduto a Silvi con la differenze che, nel primo caso, la vittoria di D’Alberto ha di fatto coperto il flop delle prove generali dell’accordo tra Dem e pentastellati per le regionali. Anche in questo caso però i voti di lista parlano in modo chiaro. Non c’è discorso in politichese che regga.
IL DOPPIO SEGNALE
IL 2,29% dei 5 Stelle equivale a soli 664 voti di lista che il partito di Conte ha racimolato a Teramo dove il Pd, con il 9,35%, guarda dal basso la civica di D’Alberto. A Silvi la scena non cambia anche se il Pd raggiunge le due cifre (10,22%) e il Movimento 5 Stelle sale al 4,85%. Ma le due forze, messe insieme, sono lontane dai fuochi d’artificio che il centrosinistra si attendeva. I piani per il 2024 dovranno essere rivisti senza perdere tempo e allargando le alleanze. Magari spalancando le porte al partito di Renzi, ammesso che i 5 Stelle siano d’accordo. La prima mossa la fa il capogruppo Pd in Regione, Silvio Paolucci.
IL RIPOSIZIONAMENTO
«Le amministrative si tengono con un sistema elettorale diverso e con il valore delle liste civiche storicamente molto più marcato», premette Paolucci. «Il consenso ai partiti politici cresce alle regionali (e di molto) dove il voto è più politico. Ma il punto vero è che la vittoria di Teramo ci dice che la destra si può battere e ci indica la strada da seguire: alleanze larghe e unite tra centrosinistra, M5S, le forze politiche e civiche che si oppongono a questo governo regionale. Sono state competitive e vincenti in passato, tali si confermano oggi». E conclude: «Fermo restando che i cittadini hanno scelto il governo della loro città, per il Pd vincere a Teramo era fondamentale per contendere alla destra le prossime regionali. Questo risultato è la prova che la sfida a Marsilio è apertissima».
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