Comune smemorato Piano anticorruzione ancora in alto mare
I grillini attaccano le ultime due amministrazioni Il documento doveva essere approvato lo scorso gennaio
PESCARA. La corsa ad approvare il nuovo organigramma dei dirigenti comunali è partita da una manciata di giorni.
Tra il taglio già annunciato di una poltrona - rispetto al 2013 sarà eliminato il settore Politiche della casa, urbanizzazioni e demanio - e l’aumento dei settori nei singoli dipartimenti che passano da 47 a 50, l’amministrazione di centrosinistra annuncia l’intento di rendere operativa la macrostruttura a partire dal 16 novembre prossimo.
Tuttavia, sia il sindaco Marco Alessandrini sia l’assessore al personale Sandra Santavenere dimenticano di tirare fuori dai cassetti il piano triennale di prevenzione della corruzione. Come ha fatto notare ieri mattina la capogruppo del Movimento 5 stelle Enrica Sabatini durante la commissione Affari generali, il Comune di Pescara non si è mai dotato del Ptpc, ossia il piano triennale 2014-2016 che in base alle disposizioni contenute nella legge 90 del 2012 (la cosiddetta legge anticorruzione) dovrebbe prevenire e reprimere le forme di illegalità nella pubblica amministrazione. Il quadro normativo di riferimento non lascia spazio a dubbi: tutti gli enti locali, da nord a sud dell’Italia, avevano l’obbligo di approvare il documento entro il 31 gennaio 2014.
Ma questo a Pescara non è stato fatto. La prima omissione è stata dell’amministrazione comunale di centrodestra, guidata dall’ex sindaco Luigi Albore Mascia, che a inizio anno ha bypassato il piano triennale di prevenzione della corruzione.
Dopo le elezioni, anche il nuovo governo cittadino a guida Partito democratico non è stato da meno e ha letteralmente trascurato la disposizione. «Noi che siamo inesperti, come dicono loro, e siamo fissati con la lettura delle carte», sottolinea con una punta polemica la capogruppo pentastellata Sabatini, «ci siamo accorti di questa grave illegittimità. Ma non è l’unica che rileviamo: la maggioranza vuole approvare la macrostruttura comunale con una semplice delibera di giunta, senza che il consiglio comunale abbia definito i criteri generali in tema di regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, come invece prevede l’articolo 48 del Tuel».
Oltre alla pretesa di trasparenza e al rispetto dell’ordinamento, i grillini pungolano la maggioranza su un altro aspetto della riorganizzazione della macchina dirigenziale: il tanto atteso abbassamento dei costi annunciato nelle scorse settimane dal sindaco Alessandrini. In base agli ultimi dati disponibili, nel 2012 i 18 dirigenti sono costati 1,8 milioni di euro e si presuppone che nel 2013 e nel 2014 le spese siano aumentate.
La delibera presentata ieri mattina dall’assessore Santavenere in commissione Affari generali prevede il taglio di un’unica posizione e la suddivisione dei 50 settori in due dipartimenti, amministrativo e tecnico.
Eliminato il settore Politiche della casa, urbanizzazioni e demanio, ci sarà l’istituzione di nuovi servizi dedicati alla protezione civile e alla sicurezza negli ambienti di lavoro. Una volta approvato lo schema, si procederà con la nomina dei vari dirigenti.
«Questo taglio non è sufficiente», rimarcaEnrica Sabatini, «si può fare di meglio e per questo il Movimento 5 stelle ha presentato una sua proposta: chiediamo la soppressione dei dipartimenti, l’accorpamento di alcuni settori e la riduzione di almeno tre unità dirigenziali. In che modo? Con il blocco delle assunzioni, che dovranno seguire ai prossimi pensionamenti e all’incentivo della mobilità in uscita».
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