«Con i privati lavori in tempi più brevi»

17 Luglio 2017

Paolucci: abbiamo bisogno di strutture che entrino in attività dopo tre anni e non dopo venti

PESCARA. Le statistiche dicono che per costruire un ospedale la mano pubblica impiega mediamente 20 anni per arrivare alla completa attivazione delle strutture. In più occorrono risorse che non sempre sono disponibili. Sono queste le due ragioni che spingono l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci a sposare con voncinzione il partenariato privato nella costruzione dei nuovi ospedali programmati in Abruzzo. Quello dei tempi, diuce Paolucci, «è uno dei temi più importanti. Occorre progettare ospedali oggi che siano attivi tra non più di 3 anni. È davvero assurdo pensare a quella media di 20 anni. Si progettano ospedali che tra 20 anni quando saranno terminati saranno già obsoleti. Nello specifico, mi spaventa ad esempio la gestione delle interferenze soprattutto nel caso in cui le opere si debbano necessariamente realizzare in luoghi già occupati da altre strutture. E penso che per la concorrenza sia molto utile ipotizzare che i pagamenti della Pubblica amministrazione inizino a struttura attiva e su questo debba trovare un campo di applicazione la competizione tra operatori economici».
Poi c’è la questione delle risorse. «Noi non abbiamo neanche le risorse finanziarie sufficienti per affrontare questi investimenti», spiega Paolucci. «In Abruzzo a fronte di un fabbisogno di quasi 400 milioni (senza considerare l’ospedale di Chieti) il ministero della Salute ce ne mette a disposizione poco più di 200 milioni. Quindi la metà. Di fatto abbiamo bisogno anche di un supporto finanziario». In questo scenario è evidente allora il ricorso al capitale privato, ragiona l’assessore, «allocando i rischi a quegli operatori che sono in grado di farsene carico, garantendo il finanziamento privato di opere pubbliche di qualità, nel rispetto dei costi di investimento ed efficienti dal punto di vista tecnico funzionale e gestionale». Ma quanto costerebbe il ricorso al privato?
«Mi risulta», spiega Paolucci, «che un ospedale di buon livello sia in grado di produrre almeno 200.000 euro per posto letto in prestazioni sanitarie. Quindi per avere un ordine di grandezza diciamo che un ospedale da 300 posti letto potrebbe avere un valore della produzione almeno pari a 60.000.000. Pensiamo sia giusto chiedersi quanta parte di questo valore della produzione debba essere allocata per pagare un affitto, un canone di disponibilità ovvero l’ammortamento della struttura. Non dico nulla di particolarmente innovativo, è normale per un azienda (o per una famiglia) cercare nel proprio conto economico i soldi dell’affitto e del mutuo. Coerentemente con la legge di stabilità del 2015 tra l’altro la fattibilità di un investimento di questo tipo deve passare dal fatto che l’investimento stesso ed il suo costo annuo non generino uno “significativo scostamento tra costi e ricavi” del singolo presidio».