«Con il gruppo si esaltano, famiglie assenti»

25 Ottobre 2022

Lo psicologo Orfanelli: sono giovani insicuri che così esprimono rabbia, il male li fa sentire protagonisti

PESCARA. Ragazzini di 13 anni che mostrano assoluta indifferenza verso le violenze più atroci e gli stupri o che fanno a gara tra chi posta l'immagine più cruenta. Per Giuseppe Orfanelli, psicologo psicoterapeuta, specializzato in criminologia clinica, per dieci anni giudice onorario del Tribunale dei Minorenni dell'Aquila e per due anni alla Corte dell'Appello, tutto ciò può accadere quando vengono a mancare dei punti di riferimento, per i ragazzi. Il primo è rappresentato dalla famiglia.
Perché si arriva a questi estremi?
«Si arriva a questi estremi e alla ricerca di qualcosa di estremo perché manca un nucleo familiare presente e attento alle esigenze del minore. Se questo nucleo centrale o comunque una figura di riferimento non c’è, il minore va dove non deve andare. È come se si abbandonasse un bambino da solo in un campo che finisce per cercare fuori quelle sensazioni e quelle realtà che non ha e in cui ha bisogno di identificarsi. Il bambino ha necessità di regole precise. E se, ripeto, non ci sono oppure c'è un iper protezionismo lui cerca alternative. Tutte e due, mancanza di regole e iper protezionismo, portano insicurezza e disistima oltre a disturbi della personalità. Il risultato è che questi ragazzi si buttano a capofitto in situazioni anche estremamente negative e si sentono attratti verso figure che gli presentano condizioni di diversità. Dentro di loro, c'è tanta rabbia. Una rabbia che deve essere proiettata. Hanno un’aggressività interna. Esprimendola, stanno meglio. Non hanno un’autostima reale, ma allo stesso tempo cresce in loro un io narcistico, istrionico, però distruttivo. È atroce. E la base di tutto è la carenza a livello familiare».
Come è possibile esaltarsi di fronte a violenze verso bambini piccoli o mostrare distacco?
«È il gruppo che fa esaltare. Nel gruppo c’è l’esaltazione totale. Si cerca di essere i più bravi degli altri, i migliori. Se nel gruppo ci sono i cattivi, io devo essere il più cattivo di tutti. C'è un emergere di certe situazioni anche assurde, ma è così. Chi non ha punti di riferimento, li trova nel gruppo, anche se sono sbagliati. Nel gruppo poi c'è sempre un leader. La cosa pericolosa è che si arriva a commettere reati, come emerso dalle indagini della polizia postale, anche molto gravi».
Reati che vengono commessi attraverso i social.
«Sui social questi ragazzi, che non vengono controllati, riescono a trovare di tutto facilmente, anche scene terribili, di crudeltà. In questi contesti un soggetto debole si esalta. Ha bisogno di fare del male perché attraverso questo male diventa protagonista. È un discorso inconscio. Il malessere che covano dentro questi giovani e giovanissimi sfocia purtroppo sempre più spesso anche nei suicidi. Si buttano nell'autodistruttività totale».
Cosa si può fare?
«Si dovrebbe fare un lavoro preventivo anche a livello scolastico. In ogni scuola ci dovrebbe essere lo psicologo, uno sportello di ascolto per intercettare certe situazioni di disagio. Ripeto, il pericolo è maggiore per quei ragazzini che non hanno accanto una famiglia forte». (a.d.f.)