«Con le pompe installate la donna sarebbe viva»

22 Ottobre 2014

Quattro indagati per la morta nel sottopasso, i periti del pm accusano: con lavori a opera d’arte, l’acqua non sarebbe stata presente neppure nel punto più basso

PESCARA. «Non è emersa la presenza di contratti di manutenzione programmata», «non era presente alcuna segnaletica verticale relativa alla presenza di pericolo di fenomeni di allagamento del sottopasso». Sono alcuni passi dei consulenti della procura, Enrico De Acetis e Fausto La Sorda, che in 96 pagine hanno spiegato quali sarebbero state le «anomalie» e le «difformità» riscontrate nel sottopasso di via Fontanelle, quello dove all’alba del 2 dicembre 2013 ha perso la vita Anna Maria Mancini, inghiottita dall’acqua nel giorno dell’alluvione.

Ma la consulenza termina anche con la necessità di ulteriori approfondimenti: «Si valuti l’opportunità di disporre ulteriori accertamenti tecnici tesi a verificare le reali motivazioni di redazione della perizia di variante tecnica e suppletiva».

Il sottopasso era in regola, rispettava le norme? E’ a queste domande che hanno risposto i consulenti del pm Silvia Santoro, il magistrato che guida l’inchiesta in cui 4 persone sono state indagate per omicidio colposo: Lucia Pepe, socio amministratore e legale rappresentante dell’impresa Eredi Pepe Salvatore che si era aggiudicata l’appalto, Giuliano Rossi nelle vesti di direttore dei lavori e sottoscrittore del certificato di regolare esecuzione, Raffaele Bello come responsabile del cantiere e Mario Fioretti, il colonnello della polizia municipale responsabile del Comune delegato alla sicurezza stradale. I quattro condividono l’accusa di omicidio colposo mentre Pepe, Rossi e Bello sono accusati anche di falso. I consulenti hanno acquisito la documentazione e hanno visto le immagini che all’epoca vennero sequestrate dai carabinieri alla guida di Claudio Scarponi stilando la relazione, una sorta di cronistoria delle pompe del sottopasso che, cronologicamente, abbraccia due amministrazioni: quella di centrosinistra e quella di centrodestra perché i lavori originari risalgono al 2007 mentre quelli di manutenzione, come la sostituzione di entrambe le pompe, risalgono al 2011. Il cuore della relazione è rappresentato dalla differenza tra le pompe installate e quelle previste dal progetto. «Le pompe installate avrebbero potuto aspirare», scrivono De Acetis e La Sorda, «72 metri cubi di acqua, il 47.70% del volume. Le pompe di progetto mai installate», sottolineano, «avrebbero potuto aspirare 280 metri cubi, un volume maggiore di quello che si è accumulato, il che significa che nel sottopasso l’acqua non sarebbe stata presente neanche nel punto più basso». «Quelle pompe non funzionavano», sfogava il suo dolore due mesi fa Lamberto Galiero, il marito della donna assistito dall’avvocato Mirco D’Alicandro mentre i 4 indagati devono ancora nominare un avvocato di fiducia eccetto Fioretti che è difeso da Roberto Mariani. Ma la perizia affronta anche la sicurezza e le norme previste dal codice della strada individuando la responsabilità di far rispettare il regolamento dall’«ente proprietario della strada, l’amministrazione». «Gli interventi di manutenzione del 2011 e 2012 sono avvenuti rispettando l’impianto idraulico già esistente», scrivono i periti, «senza apportare alcuna modifica rispetto ai lavori originari, ma dalla documentazione acquisita non è emersa la presenza di contratti di manutenzione programmata». Nelle conclusioni, infine, i consulenti invitano a maggiori approfondimenti.

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