«Con le scuole riaperte andremo verso il giallo»

29 Dicembre 2021

D’Amario: «Per il momento nella nostra regione la situazione è sotto controllo Ma con il ritorno degli studenti in aula siamo destinati al cambio di colore»

PESCARA. «La variante Omicron è talmente contagiosa da poter infettare tutti i non vaccinati abruzzesi e portare la regione in zona gialla all’inizio di gennaio, quando riapriranno le scuole»: parola di Claudio D’Amario, direttore del dipartimento Salute e Welfare della Regione, che non nasconde i timori per l’impennata vertiginosa dei casi che sta già mettendo in «grande difficoltà» il sistema di tracciamento. L’esperto ha risposto alle domande del Centro sugli scenari attuali e quelli previsti per l’inizio del nuovo anno.
Direttore, l’Abruzzo come sta rispondendo all’avanzata della variante sudafricana?
«Al momento siamo tra le regioni con il minore impatto del virus sull’assistenza sanitaria. Questo, nonostante la rapida crescita dei casi di Omicron che, come ci aspettavamo, è molto contagiosa e sta superando la Delta nella diffusione sul territorio, mettendo in grande difficoltà il sistema del tracciamento: eseguiamo decine di migliaia di test ogni giorno, le Asl devono dare precedenza ai contatti delle catene di trasmissione, mentre anche le farmacie sono oberate di lavoro. È invece minore del previsto la prevalenza dei pazienti in terapia intensiva: la variante si sta dimostrando meno aggressiva sull’organismo di chi ha ricevuto il vaccino rispetto a quanto si temeva e questo fa sì che in Abruzzo, che ha tanti vaccinati, la situazione negli ospedali resta sostanzialmente sotto controllo».
Il numero dei pazienti ricoverati sta però aumentando: l’Abruzzo rischia il passaggio in zona gialla nel breve periodo?
«Come previsto resteremo in zona bianca fino alla fine dell’anno. C’è però il rischio che i numeri possano aumentare rapidamente nei prossimi giorni e la regione possa finire presto in zona gialla. In particolare il momento critico sarà quello del rientro a scuola degli studenti. Non solo perché il virus corre soprattutto tra i bambini con meno di 12 anni che ancora non hanno copertura vaccinale, ma anche per tutto il sistema che si riattiverà: dall’aumento della mobilità e dell’uso dei trasporti pubblici, passando per il maggior numero di contatti di studenti, personale scolastico e genitori. Le stime parlano di una media di 5 o 10 contatti per ogni positivo: è per questo che in Abruzzo al momento possiamo stimare almeno 50mila persone in quarantena».
Chi è che rischia di finire in ospedale in questa fase della pandemia caratterizzata dalla Omicron?
«Siamo estremamente preoccupati per i non vaccinati. Omicron è talmente contagiosa che rischia di raggiungere e infettare tutti quelli che non hanno copertura vaccinale. E gran parte di loro rischia di finire in ospedale non avendo anticorpi a frenare le complicanze del virus. Siamo preoccupati per la loro salute e anche per l’intero sistema e la sua sostenibilità, in termini economici, ma anche di risorse umane del personale sanitario. Bisogna vaccinarsi: il siero è l’arma principale che abbiamo e permette di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare forme gravi della malattia. In ospedale ci finiscono soprattutto tre persone. Quella che non ha ricevuto il siero, il fragile che ha ricevuto solo la prima dose e l’ultrafragile che non ha fatto in tempo a ricevere la terza».
Le contromisure: cosa deve fare la popolazione per frenare il contagio?
Tutti, anche i vaccinati che rischiano prevalentemente sintomi da influenza lieve, devono fare attenzione e mantenere mascherina ed evitare troppi contatti per frenare la diffusione del virus. Poi c’è la campagna di vaccinazione che sta andando bene. Bisogna continuare così: una larga parte degli abruzzesi ha già la terza dose. Negli ultimi giorni abbiamo anche potuto aprire ai bambini per la prima e agli adolescenti per il richiamo aggiuntivo. Il vaccino resta la prima arma: è grazie al siero se siamo ancora in zona bianca. Un anno fa, senza vaccino, il numero dei ricoverati era nettamente maggiore ed eravamo in zona rossa. Nel frattempo sono arrivati anche gli anticorpi monoclonali a darci una mano nel ridurre il rischio di ospedalizzazione: l’Abruzzo è tra le regioni che più li utilizza». (l.t.)