Con “Tommaso” va in scena il maschio in crisi dei nostri tempi

7 Settembre 2016

VENEZIA. Il maschio è un parassita dei sentimenti. Si nutre della vitalità delle donne e del loro amore in un rapporto di simbiosi che, dopo aver consumato l’“ospite”, lo sfianca e, alla fine, lo...

VENEZIA. Il maschio è un parassita dei sentimenti. Si nutre della vitalità delle donne e del loro amore in un rapporto di simbiosi che, dopo aver consumato l’“ospite”, lo sfianca e, alla fine, lo isola. Come Fassbender, guardiano del faro, in un lembo di terra sperduto nell’oceano, in balia della corrente e del tragico desiderio di maternità della moglie.

O come Tommaso, il protagonista del nuovo film di Kim Rossi Stuart (che dà il titolo alla sua seconda opera da regista, dieci anni dopo “Anche libero va bene”, e nelle sale da domani)che certifica la crisi del maschio e consegna alla Mostra l’immagine di un uomo fragile, sopraffatto da sentimenti che non riesce a gestire, ossessionato dalla carne e dal sesso.

Il passo dalla processionaria, che infesta l’ albero della casa in campagna di Tommaso - metafora scoperta del parassitismo maschile - alla processione di donne e di ossessioni è brevissimo: c’è Chiara (Jasmine Trinca) che lo accoglie e si sacrifica per lui; Federica (Cristiana Capotondi), dall’animo altruista che, alla fine, perde l’autocontrollo e vomita tutto il suo odio sul protagonista e, infine, c’è Sonia (Camilla Diana, una piacevole scoperta), donna di terra e di fuoco, selvatica e travolgente che sveglia Tommaso dal suo torpore emotivo e ne ricalibra le coordinate. Perché l’uomo è eternamente indeciso, trova i difetti in ogni donna che incontra, anche la più bella (esilarante le riserve di Tommaso sull’attaccatura dei capelli e sulla microscopica imperfezione di un labbro della sua bellissima compagna), pur di non lasciarsi andare.

Fantastica di farmaciste lussuriose e di donne nude sul tram, ma rimane un cavernicolo che non sa vivere per frazioni, ma cerca un assoluto impossibile. E cade rovinosamente. Come quando, per bruciare il parassita, si arrampica e tenta l’ascesa (fisica ed esistenziale), salvo precipitare sotto il peso delle sue aspettative.

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