Concorsi pilotati, altri tre indagati: nel mirino le due commissioni. Si ipotizza il reato di falso

Finiscono nell’inchiesta i dirigenti comunali Enrica Di Paolo, Andrea Ruggieri e Cristiana Lombardi
PESCARA. Salgono da quattro a sette gli indagati nell'inchiesta nelle mani del pm Gennaro Varone e che riguarda due concorsi comunali dello scorso anno.
I primi quattro nomi usciti erano quelli del direttore generale del Comune, Fabio Zuccarini, quale presidente di una delle due commissioni; quello del capo del personale Paolo Santucci (presidente della seconda commissione) e di due candidati che potrebbero essere stati favoriti, stando all’accusa, in questa inchiesta ribattezzata “parentopoli” proprio perché nell’elenco dei candidati ci sarebbero stati parenti di esponenti politici e non, a caccia del posto fisso. E parliamo di Quirino Santilli, figlio dell’attuale vice sindaco di Pescara, e di Alessandra Faieta, stretta collaboratrice dell’attuale assessore alle Politiche sociali che concorrono nel reato di falso in quanto istigatori e beneficiari della condotta illecita. Premesso che il reato ipotizzato al momento è per tutti quello di falso, l'elenco degli indagati si arricchisce con altri tre nomi di primo piano del Comune, che facevano parte delle due commissioni d’esame: l’attuale dirigente dei servizi per le politiche culturali, Enrica Di Paolo; il dirigente del settore finanziario Andrea Ruggieri; la dirigente programmazione e controllo Cristiana Lombardi.
Santucci, Di Paolo e Ruggieri erano componenti la commissione per l'assunzione di una unità con profilo professionale “Specialista in attività culturali”; Zuccarini, Lombardi e Ruggieri in quella di “Specialista in attività amministrative e contabili”. L’inchiesta nasce da un paio di articoli di stampa pubblicati dal Centro, che destarono prima l’attenzione della guardia di finanza e poi quella del pm Varone, che lo sottolinea in alcuni atti d’indagine. Primo passo fu quello di acquisire tutta la documentazione riferita ai due concorsi e, successivamente, anche quello di far eseguire delle perquisizioni con sequestri di supporti informatici a Zuccarini, Santucci, Santilli e Faieta (poi affidati a un esperto informatico nominato dalla procura). Sequestri finiti ora all’attenzione dei giudici del riesame chiamati in causa dagli avvocati di Santilli e Faieta (Ernesto Torino Rodriguez, Maura Morretti e Sara D’Incecco), chiamati a decidere sulla revoca dei provvedimenti di sequestro che non avrebbero i requisiti richiesti dalle normative in materia. Sequestri che per la difesa non servono per corroborare elementi già acquisiti, ma solo per andare a caccia di prove che al momento non esisterebbero. Si saprà fra qualche giorno cosa deciderà in proposito il collegio. Sta di fatto che i molteplici dubbi sulla regolarità dei due concorsi sono stati riportati nero su bianco dal pm nella sua memoria depositata al riesame.
Con questi primi atti d'indagine la procura cerca di dimostrare che l’anonimato, primo requisito imprescindibile per un concorso, non sarebbe stato rispettato. Secondo il pm primi riscontri, sempre da approfondire, già ci sarebbero come nel caso di una candidata (non indagata) che a una risposta aperta non aveva risposto praticamente nulla se non una mezza frase da valutare, secondo regolamento, 0 punti: «gli enti locali sono tenuti alla valorizzazione». E invece la commissione, per quella risposta, le ha attribuito un punteggio positivo: 0,6 per “coerenza e completezza”, 0,4 per “chiarezza espositiva”, e 0,8 per “capacità di sintesi”. E il pm lo spiega così: «Tale grave anomalia è sintomatica, alternativamente: o di un atto di favoritismo volontario; o di un atto di favoritismo involontario della Commissione. In altri termini, vi è indizio che quell’elaborato o non era affatto «in forma anonima» per la Commissione; o che, causalmente presentava lo stesso elemento identificativo offerto dal candidato da preferirsi».
In entrambi i casi per il pm esisterebbe il reato di falso. Peraltro, nelle carte dell’indagine, si solleva qualche perplessità, che la procura chiama «stranezze», che riguardano i compiti di Santilli e Faieta: «I due elaborati presentano l’omessa risposta alle medesime due semplici domande: una stranezza per due concorrenti ampiamente preparati invece sulle domande a risposta aperta che marca l’individualità dei due compiti; cosìcché tale dato, unito alla descritta randomizzazione, si presta ad una precisa individuazione del candidato da favorirsi».
Per Santilli, peraltro, se non avesse ricevuto una supervalutazione alla domanda aperta non avrebbe avuto il punteggio minimo per accedere all’orale (compito messo peraltro a confronto con altri che hanno risposto in maniera più completa). E ora, tribunale del riesame permettendo, sarà l’esperto informatico a verificare se nei supporti informatici sequestrati ci sia qualcosa legato alle parole “esca” presenti nei titoli degli elaborati o con i nomi dei componenti le commissioni.

