Concorso per vigili urbani contestato da 10 candidati

I concorrenti esclusi presentano due ricorsi al Tar per far annullare gli esami «I codici a barre con i numeri consentivano di identificare le prove scritte»
PESCARA. Un codice a barre con dei numeri rischia di far saltare l’assunzione di 45 nuovi agenti della polizia municipale. Proprio su questo elemento vertono due ricorsi al Tar presentati da ben dieci candidati esclusi. Stiamo parlando di uno degli undici concorsi banditi dal Comune nel 2018 e completati a dicembre dell’anno scorso.
Quello per istruttore di vigilanza è finito nell’occhio del ciclone per le contestazioni che hanno assunto la forma dei ricorsi al Tar. Uno è stato presentato in forma collettiva da nove persone, un altro da un singolo candidato. Tutti puntano a far sospendere e poi annullare la lista degli ammessi alle prove orali o, addirittura, l’intera procedura del concorso. La selezione si è conclusa e a fine anno è stata pubblicata la graduatoria con i nomi dei 45 concorrenti risultati idonei. Di questi, i primi 15 dovrebbero essere assunti come vigili urbani entro il prossimo marzo, gli altri 30 entro la fine di quest’anno.
Ma c’è il rischio che possa bloccarsi tutto. I dieci concorrenti che hanno presentato ricorso denunciano alcune violazioni che, a loro dire, sarebbero state commesse durante l’espletamento degli scritti.
Più precisamente, è stato contestato il fatto che sui quiz sarebbero stati applicati dei codici a barre con un numero che, a detta dei ricorrenti, avrebbe consentito il facile riconoscimento dei compiti dei candidati. Alcuni di questi, tra l’altro, conosciuti dalla commissione esaminatrice in quanto erano agenti in servizio con contratti a termine, scaduti poi alla fine del 2019.
Un’altra contestazione riguarda la mancanza dei limiti di età dei candidati tra i requisiti richiesti nel bando. Almeno 7 delle persone risultate idonee avrebbero più di 50 anni e l’assunzione di agenti vicini alla pensione, a detta sempre dei ricorrenti, costringerebbe il Comune a bandire un nuovo concorso nell’arco dei prossimi anni. Inoltre, uno dei componenti della commissione esaminatrice avrebbe fatto parte di un’altra commissione per un precedente concorso alla Asl.
Da qui, la decisione di impugnare gli atti sia per violazione o falsa applicazione dell’articolo 97 della Costituzione che fissa il principio del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione amministrativa; sia per violazione delle norme riguardanti i doveri di astensione dei componenti della commissione esaminatrice di un concorso pubblico. È stato poi contestato «l’eccesso di potere», si legge in un documento, «per violazione delle norme di trasparenza e uguaglianza nei concorsi pubblici, in relazione al principio generale dell’anonimato che deve sottendere lo svolgimento e la valutazione delle prove scritte». Intanto, la giunta ha già dato mandato all’Avvocatura del Comune di opporsi in giudizio.(a.ben.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

