Concorso regolare: tutti assolti i tre professori universitari

27 Novembre 2020

Per il giudice il fatto non sussiste: erano accusati di abuso d’ufficio dopo la denuncia di un’esclusa Facevano parte della commissione esaminatrice per il reclutamento di un ricercatore alla D’Annunzio 

PESCARA. La rivisitazione del reato di abuso d’ufficio fatta dal decreto Semplificazione lo scorso luglio fa cadere le accuse che pesavano su tre professori universitari accusati di «aver procurato intenzionalmente al candidato Fabrizio Maturo un vantaggio patrimoniale ingiusto consistito nella designazione per l'incarico di ricercatore di Statistica nel dipartimento di Economia aziendale». Per i tre professori, il gup Nicola Colantonio ha deciso il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, ma citando l’articolo del codice che riguarda appunto l’applicazione della norma più favorevole, anche se intervenuta dopo i fatti. Sotto inchiesta, appunto per abuso d’ufficio, erano finiti Luigi D’Ambra, napoletano, all’epoca dei fatti che risalgono al settembre del 2017 docente alla Federico II di Napoli; Biagio Simonetti, anche lui napoletano e associato all’ateneo del Sannio di Benevento; e Stefano Gattoni, vastese e docente alla D’Annunzio.
I tre imputati facevano parte della commissione esaminatrice per la procedura di reclutamento di un ricercatore con rapporto di lavoro a tempo determinato. A far scattare l’inchiesta fu la denuncia presentata da Agnese Rapposelli (assistita dall’avvocato Augusto La Morgia), la candidata che sarebbe stata danneggiata da quelle che furono le valutazioni fatte dai tre professori. C’era stato anche un ricorso al Tar che aveva dato ragione a Rapposelli: decisione poi confermata anche dai giudici di secondo grado del Consiglio di Stato che avevano evidenziato «l’illegittimità dell’operato della commissione sotto forma di eccesso di potere per arbitrarietà, violazione del criterio di proporzionalità e sviamento».
Ma il giudizio del Tar è una cosa, quello dei giudici penali è altra cosa, e soprattutto va evidenziata la modifica intervenuta proprio la scorsa estate sull’abuso d'ufficio: in termini sintetici si può dire che gli atti discrezionali non sono più sindacabili penalmente. L’attività discrezionale, di attribuire magari determinati punteggi come nel caso di specie, in assenza di una norma specifica che disciplini questo aspetto, non viene più considerata reato: naturalmente se a questa attività discrezionale sono legati altri reati gravi le cose cambiano, ma nel caso dei tre professori l’unico reato che veniva loro contestato era quello di abuso d’ufficio.
La procura (in udienza c'era il pm Luca Sciarretta anche se l'inchiesta era stata curata dal collega Salvatore Campochiaro) aveva ribadito la sua richiesta di rinvio a giudizio cui aveva fatto sponda la parte civile che aveva presentato anche una memoria a riguardo.
Sempre stando al capo di imputazione, i tre imputati, nel corso della seduta della commissione del 10 luglio del 2017 avrebbero inserito tra i titoli da valutare «quelli di direzione e partecipazione al comitato scientifico di congressi e convegni in Italia ed all’estero, non previsti dalla normativa, limitavano il periodo da prendere in esame per valutare l’attività di relatore a congressi e convegni, nonché, in violazione del bando, determinavano il peso ponderale dei criteri in maniera non equilibrata privilegiando irragionevolmente attività di convegnistica e partecipazione a comitati editoriali, cui attribuivano un massimo di 4-5 punti, piuttosto che l'attività di ricerca e formazione cui era finalizzato il contratto da ricercatore oggetto di procedura». Dopo la denuncia, le indagini svolte dalla polizia, l'escussione di alcuni testimoni, e soprattutto dopo l’annullamento della procedura disposta dal Tar, l’università D'Annunzio ha nominato una nuova commissione facendo ripetere il concorso che vide vincitrice proprio la denunciante Agnese Rapposelli.
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