Concorso vigili annullato dal Tar: 22 agenti adesso rischiano il posto

La sentenza del tribunale ha azzerato la graduatoria con cui sono stati assunti i candidati per un anno Il dirigente al Personale Zuccarini: «Stiamo studiando una soluzione per evitare i licenziamenti»
PESCARA. La sentenza del Tar che ha annullato l’ultimo concorso per vigili urbani rischia di avere effetti devastanti sul corpo della polizia municipale. Tutte le assunzioni effettuate attingendo alla graduatoria, stilata al termine delle selezioni effettuate alla fine del 2019, potrebbero essere azzerate.
Si tratta di 22 agenti, su un totale di 30, che sono entrati in servizio con contratti a tempo determinato della durata di un anno. Per questo motivo il sindaco Carlo Masci, l’Avvocatura comunale e il dirigente alle Risorse umane Fabio Zuccarini stanno studiando il caso. «Vogliamo evitare di arrivare ai licenziamenti», ha detto il dirigente.
Si sta pensando, innanzitutto, di impugnare la sentenza del Tar davanti al Consiglio di Stato. Ma è quasi certo che saranno gli stessi agenti già assunti e quelli in graduatoria a presentare opposizione in appello. In questo caso, il Comune potrebbe anche evitare di ricorrere in giudizio.
I ricorsi, tra l’altro, potrebbero congelare la procedura della risoluzione dei contratti in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. In realtà, per il Comune sarebbe più agevole ripetere il concorso, ma i tempi per lo svolgimento delle nuove prove potrebbero allungarsi notevolmente a causa delle disposizioni nazionali per l’emergenza coronavirus.
La situazione, dunque, appare piuttosto complicata. E a pagarne le spese potrebbe essere il comando della polizia municipale, che rischia di trovarsi improvvisamente con 22 agenti in meno in un organico già ridotto all’osso per i numerosi pensionamenti avvenuti nel corso dello scorso anno.
Per questo la sentenza, emessa dal Tar giovedì scorso, si è rivelata un duro colpo per l’amministrazione comunale. Si tratta, per la verità, del secondo pronunciamento del tribunale amministrativo di Pescara sul ricorso presentato da 9 candidati esclusi dalle prove. I giudici del Tar avevano già emesso un decreto, il 25 febbraio dell’anno scorso, azzerando anche allora gli esami e la graduatoria per gli stessi motivi, ossia la violazione del principio dell’anonimato nelle prove scritte.
Il Consiglio di Stato, il 29 maggio scorso, aveva però annullato quell’ordinanza per la mancanza di un contraddittorio con i candidati risultati idonei e aveva rinviato di nuovo la causa al tribunale amministrativo, che si è pronunciato giovedì scorso. In pratica, i giudici hanno rilevato il nesso causale tra la condotta organizzativa dell’amministrazione e la lesione dell’anonimato. Lesione che sarebbe avvenuta per l’apposizione, sui compiti scritti di ogni candidato, di un codice alfanumerico di 4 cifre facilmente memorizzabile e riconoscibile dai componenti della commissione esaminatrice.
Il Tar ha poi giudicato determinanti la presenza di soli 88 candidati alle prove scritte, il fatto che alcuni di loro fossero attualmente o in passato in servizio nella polizia municipale e che il presidente e il segretario della commissione fossero proprio dello stesso comando.
Perciò, il tribunale ha accolto il ricorso presentato dai 9 candidati esclusi, difesi dagli avvocati Cesidio Buccilli e Marcello Angelo Di Iorio, ha annullato la graduatoria finale con 45 ammessi e la procedura concorsuale, a partire dallo svolgimento e dall’esito delle prove scritte «con conseguente inefficacia degli atti a valle» e ha condannato il Comune a pagare la somma complessiva di 5mila euro in favore dei ricorrenti.
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