Concorso vigili, ricorsi al Consiglio di Stato

4 Febbraio 2021

Annullate 22 assunzioni. L’ex comandante Grippo: «Assurdo basarsi soltanto su una prova scritta»

PESCARA. Si preannuncia lungo il percorso per la soluzione della questione legata al concorso dei vigili. Con la sentenza del Tar che ha annullato la graduatoria che ha portato all'inserimento nel comando di 22 agenti a tempo determinato, quasi sicuramente gli agenti assunti e quelli in graduatoria presenteranno ricorso al Consiglio di Stato. L'ex comandante della polizia locale, Ernesto Grippo, reputa la procedura indetta per la selezione «aberrante a monte». Il primo punto sul quale esprime le sue perplessità è dato dalle modalità con le quali «la precedente giunta di centrosinistra aveva indetto il concorso per assumere un agente di polizia municipale, con una sola prova scritta, senza prevedere prove fisiche, psicoattitudinali e senza individuare limiti di età». Un errore, secondo l'ex comandante, sul quale l'attuale amministrazione «ha perseverato, con ostinazione. Il Tar si era già pronunciato sulla invalidità della procedura concorsuale a febbraio 2020», ricostruisce Grippo. «Il Consiglio di Stato aveva condiviso la sentenza, rinviandola al Tar per l’integrazione del contraddittorio. Bastava indire una nuova procedura degna di questo nome per guardare al futuro della polizia locale, con forze di lavoro giovani, idonee e preparate che ora sarebbero già in servizio. Ma l’amministrazione in carica ha deciso di fare un vero e proprio atto di forza e di arroganza, attingendo dalla graduatoria annullata».
Giovedì scorso, una sentenza del Tar ha annullato il concorso. In bilico sono ora i posti di 22 agenti inseriti nell'organico attingendo alla graduatoria su cui il Tar già a febbraio 2020 si era pronunciato annullando la prova, per la violazione del principio dell'anonimato. Il problema è legato all'apposizione sui compiti scritti di ogni candidato di un codice di 4 cifre che avrebbe reso riconoscibili le prove dalla commissione esaminatrice, peraltro composta da membri dello stesso comando, dove alcuni dei candidati avevano svolto servizio. «L’attuale sentenza di merito del Tar ribadisce l’invalidità della procedura», specifica Grippo, «perché per i giudici amministrativi con l’apposizione di un numero a 4 cifre sotto il codice a barre “è come se fosse stato scritto il nome e cognome” e trattandosi di prova scritta con correzione non automatizzata, ma discrezionale, la violazione di legge è palese. I giudici amministrativi sottolineano inoltre che la condotta lesiva dell’anonimato “appare ancor più qualificata dalla presenza di soli 88 candidati, della circostanza che tra essi molti fossero attualmente o in passato in servizio nella polizia municipale, che il presidente e il segretario della commissione fossero del medesimo comando e che non è emerso dagli atti che a questi ultimi fosse precluso girare tra i banchi, ove erano posti gli elaborati con i codici numerici, potendoli abbinare in sede di correzione ai candidati, identificabili in ipotesi per conoscenza diretta”. Il Tar non solo adombra favoritismi con profili penali, ma ordina che la commissione sia composta da altri membri e che gli stessi siano estratti a sorte. Una sorta di commissariamento». A fare acqua, secondo Grippo, è la gestione quotidiana delle risorse. «Di solito quando si inseriscono le forze di lavoro nuove, le coppie vengono formate con un agente appena assunto e uno con esperienza. Qui sono sempre composte dai nuovi agenti. Queste persone circolano in assenza di qualsiasi formazione e idoneità, se non quella di aver fatto una prova scritta sulla quale pende una spada di Damocle». (m.pa.)