«Condannati all’inferno di Fontanelle»

Sfogo dei residenti dopo l’ultima rissa in strada: quartiere in mano a un gruppo di spacciatori, serve un posto fisso di polizia
PESCARA. C’è una cappa, in via Caduti per Servizio, nel quartiere di Fontanelle. Invisibile, ma non per questo meno insidiosa. Anzi. Ed è la paura, comprensibile, di esporsi, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca, tra risse e macchine in frantumi. «Ma i fatti», dicono dei filosofi, «hanno la testa dura», e una decina di cittadini esasperati, ieri pomeriggio, ha deciso di raccontarli con durezza.
Lo spaccio di droga. Dati alla mano, mentre a mente si ripassa il nome a uno a uno, un residente rivela che «sono 7 gli spacciatori. Sono figli di gente normale, ma loro sono pregiudicati, e vendono l’eroina e la cocaina negli alloggi delle case popolari. Ma non c’è un’organizzazione: i 7 agiscono per conto proprio, anche se ce n’è uno che si atteggia a boss della zona». Il tutto mentre il terrore di parlare, nell’uomo lo si legge nelle espressioni del viso. «Purtroppo qui, se fai rimostranze pubbliche», aggiunge un altro, «rischi di ritrovarti con una macchina rotta, se non con delle violenze sulla persona».
Il baccano notturno. La sera, poi riferiscono, «non si dorme, per via dei viavai che si formano davanti agli appartamenti dello spaccio». Un «inferno», dunque, nel quale, racconta un altro cittadino, «ogni due settimane circa, tra l’altro, c’è stato un gruppo che nel periodo estivo si è riunito facendo baccano fino a tarda notte, tra un arrosto e l’altro cucinati all’aperto con una fornacella. Si sentono padroni del quartiere». Non ce la fanno più, i residenti di Fontanelle, in un quartiere dove «di notte», rileva un altro ancora, «si corre qualche rischio nell’uscire. Ma uno squallore», prosegue, «è anche vedere dei bambini che giocano col pallone in strada fino a mezzanotte e all’una di notte».
Il «Far West» nel quartiere. E «perché», si inserisce una donna, «io che sono onesta e che pago le tasse, devo leggere sui giornali “Far west a Fontanelle”?». Domande inevase, in un quartiere costretto a parlare sotto la condizione dell’anonimato. «Qualcuno ci dice», si aggrega un altro residente in quello che ormai è diventato un gruppo nutrito, «che è colpa nostra, se ci accade qualcosa. Insomma, dovremmo farci i fatti nostri». Persone che da queste parti ormai chiamano “collaborazionisti”: «Persone dunque che non commettono reati, ma che creano una copertura a chi li commette». Una tensione perpetua, per chi vive nella zona. «La sera», fa notare un altro signore, «accade anche che qualcuno ti venga a suonare al campanello. Ma per sbaglio, perché in realtà chi stava cercando era uno spacciatore». Timori di vita quotidiana che nascono anche dalla spavalderia di chi, «in strada, va in giro con i pitbull, proprio per incutere paura».
Il degrado sociale. «Ora», rivela una donna, «c’è anche un nuovo posto dove vanno a drogarsi. Tempo fa infatti è stata vista una ragazza che si è andata a iniettare qualche stupefacente dietro alla siepe della pensilina della fermata dell’autobus, sempre in via Caduti per Servizio. Ma poi sappiamo anche che in diversi alloggi si verificano delle violenze familiari gravi».
Un posto di polizia. All’unisono i cittadini di via Caduti per Servizio ieri al Centro hanno invocato il ritorno di un posto di polizia, come disposto fino a un paio di anni fa. «Non mi interessa che mi fermino sette volte al giorno», rimarca un anziano, «quando esco e quando rientro nel quartiere. L’importante è che ci sia più controllo, poiché adesso è insufficiente», conclude.
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