Condannati per la rapina in casa: minacciarono anziano con l’ascia

26 Febbraio 2020

Montesilvano, inflitti quasi 12 anni di reclusione complessivi per l’aggressione del maggio 2017 La vittima fu picchiata e derubata, ma riuscì a chiamare i carabinieri e a far arrestare la coppia

MONTESILVANO. Stava dormendo in casa sua a Montesilvano, quando all'improvviso si è visto bloccare le mani da una donna che lo prendeva a schiaffi mentre il suo complice cercava di portar via quello che poteva dall'abitazione.
IN CARCERE Per quella violenta aggressione, finirono in carcere Antonio Paolino, 39 anni originario di Castiglione Messer Raimondo, e la sua compagna, una polacca di 46 anni, Jolanta Iwona Stankiewicz, accusati di rapina.
Ieri, i giudici del tribunale hanno condannato l'uomo a 6 anni e 8 mesi di reclusione e la donna a 5 anni di carcere. Un grave episodio che si verificò la notte tra il 7 e l'8 maggio del 2017 all'interno dell'abitazione di via Chieti dove l'anziana vittima di 74 anni stava dormendo.
FINESTRA FORZATA I due imputati forzarono una finestra ed entrarono in casa andando direttamente nella camera da letto dove il padrone di casa stava dormendo: era da poco passata l'una e mezza di notte. La polacca si getta sul letto e blocca la vittima stringendogli i polsi e le rifila un violento ceffone, mentre il suo complice, brandendo in mano un'ascia, chiede all’anziano il pin del bancomat e dove nasconde i soldi.
E mentre i due sono intenti a frugare nei cassetti e a mettere a soqquadro la casa, l'anziano ha la prontezza e la forza di prendere il cellulare che si trovava sul comodino e comporre il 112 dei carabinieri dicendo di avere i ladri in casa e fornendo anche l'indirizzo.
IL DUPLICE ARRESTO Quando arrivano le auto dei militari i due sono ancora in casa: la donna viene subito bloccata mentre l'uomo, gettata l'ascia a terra, tenta di fuggire, ma viene fermato appena fuori casa.
In tasca gli investigatori gli trovano 69 euro in contanti, un telefono cellulare e un teleobiettivo Nikon, oltre a sei pacchetti di sigarette, tutta roba che si trovava sul comodino dell'anziano.
LA FINTA BADANTE Quest'ultimo, nonostante il forte spavento, riuscì a ricostruire ai carabinieri i fatti con una certa precisione, aggiungendo che conosceva entrambi. La donna, che sapeva chiamarsi Monica e che faceva la badante, l'aveva conosciuta in ospedale e lui era il suo compagno.
PRATICHE SESSUALI Davanti al gip che convalidò il loro arresto e dispose la custodia cautelare in carcere in quanto entrambi senza lavoro e fissa dimora, tutti e due negarono fermamente che si trattò di una rapina e dichiararono al contrario che con la vittima avevano un rapporto di viva frequentazione, affermando che spesso si erano intrattenuti con lui in pratiche sessuali.
E proprio a causa della mancata corresponsione per una di quelle prestazioni (100 euro), i due sarebbero tornati a casa sua. E a dire di Paolino, quella sera, dopo aver inutilmente tentato di contattare l'anziano, si era introdotto nell'abitazione passando per la finestra e, una volta dentro, il padrone di casa gli avrebbe consegnato spontaneamente i soldi.
ATTREZZI DA SCASSO Una versione rietnuta subito poco credibile da giudice e magistrato visto che i carabinieri trovarono davanti alla finestra forzata gli attrezzi da scasso, l'ascia con la quale venne minacciato l'anziano, e in tasca a Paolino tutto ciò che la vittima aveva sul comodino, ma soprattutto perché fu proprio l'anziano a contattare i carabinieri. Ieri, infine, l’ultimo atto con la pesante condanna inflitta ai due responsabili.
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