Contagi, due giorni che fanno ben sperare

Più tamponi ma meno casi e ricoverati. Tra le 12 vittime molti ultra 80enni L’esperto Fazii conferma la diminuzione: «C’è ma bisogna ancora aspettare»
È un trend positivo quello che mostrano i dati degli ultimi due giorni sui nuovi casi di Covid in Abruzzo. La curva dei contagi frena, dopo due settimane d’impennata, con un rapporto tra nuovi positivi e tamponi che ieri è sceso ancora rispetto a sabato, attestandosi al 12,2 per cento. Il numero dei tamponi analizzati invece cresce, superando quota 4.500. Secondo il virologo pescarese Paolo Fazii, ci sono segnali di un miglioramento ma per la svolta bisognerà attendere la Festa dell'Immacolata, l’8 dicembre, prima della vera sfida, quella di Natale. Ma sembra attenuarsi anche la pressione sul sistema ospedaliero. Dimuisce infatti il numero dei posti letto occupati.
I CASI. Resta pressoché invariato il numero dei nuovi contagi in Abruzzo, ieri 560, concentrati nella provincia dell'Aquila dove si registra quasi il 40% dei casi totali giornalieri. Tra i positivi anche un bimbo di 8 mesi della provincia di Teramo e un 98enne dell’Aquilano. Le persone guarite o dimesse nelle ultime 24 ore sono state 6.731 (+14 rispetto a sabato). Dall'inizio della pandemia sono stati eseguiti 375.917 tamponi. Nella sola giornata di ieri 4.578. Il giorno prima erano stati 4.396.
I RICOVERI. Per quanto riguarda i ricoveri, sono 664 i pazienti in terapia non intensiva, 12 in meno rispetto al giorno precedente. Stesso discorso per il numero di pazienti in terapia intensiva che da 73 scende a 72. Anche se in questo caso il dato è stato influenzato dal numero delle persone decedute.
LE CITTÀ E LE VITTIME. Per quanto riguarda i comuni, il maggior numero di contagi è stato registrato all'Aquila 84, a Pescara 36, Avezzano 27, Montesilvano 27, San Salvo 18, San Giovanni Teatino 15, Villa Santa Maria 15, Teramo 13 e Chieti 12. I decessi invece riguardano cinque casi della provincia di Pescara, quattro quella di Teramo e tre quella dell'Aquila. Dei 12 casi però nove vittime superavano gli 80 anni e di queste, cinque ne avevao più di 90. In particolare, si tratta di un 92enne di Lanciano, una 90enne di Vasto, un 81enne di Roccamontepiano, un 72enne di Bucchianico, un 90enne di Ari, una 88enne dell'Aquila, una 94enne e un 71enne entrambi di Avezzano, una 82enne di Bussi sul Tirino, una 75enne, un 95enne e un 87enne, tutti residenti a Pescara.
LA CURVA DEI CONTAGI. Il rapporto tra nuovi contagi e tamponi e del 12,2%, con un positivo ogni 8 tamponi, mentre il giorno precedente era del 12.3 e quello prima ancora del 15.2% con un positivo ogni 7 testi. Quelli di ieri e di sabato sono i dati migliore degli ultimi 15 giorni. Per un rapporto più basso bisogna tornare al 4 novembre quando ci furono 423 nuovi casi ma con soli 3.543 tamponi. Dati che sono al di sotto della media nazionale. In Italia ieri il rapporto positivi/tamponi è stato del 15,01%. Se però sabato era prematuro parlare di una tendenza al ribasso, ora l’ipotesi comincia a concretizzarsi.
Ne è convinto anche il virologo Fazii, direttore dell’Unità operativa complessa di Microbiologia clinica dell’ospedale Santo Spirito e direttore del laboratorio della Asl di Pescara.
L’ESPERTO. Secondo il suo parere, il trend è positivo e i segnali di un miglioramento ci sono soprattutto grazie ai primi provvedimenti adottati e al comportamento sociale, ma è solo all'inizio. Ma una discesa di casi più evidente si avrà dopo l'8 dicembre. «Dopo ogni misura di contenimento», spiega Fazii, «bisogna attendere 21 giorni per avere un miglioramento più tangibile».
IL FREDDO. Si spera soprattutto di frenare la crescita nell'entroterra abruzzese dove il virus ha colpito di più e dove i dati sono più altalenanti rispetto alla situazione complessiva della regione. «Nell'entroterra fa più freddo rispetto alla zona costiera», chiarisce il virologo abruzzese, «e questo tipo di virus è condizionato molto dal clima. In estate non è sparito. Ma si è solo nascosto negli asintomatici. La sua manifestazione in pazienti sintomatici è direttamente proporzionale all'abbassarsi della temperatura. È un sistema che questa tipologia di virus ha per traghettarsi in un nuovo periodo più favorevole per attaccare. Quindi dove le temperature si sono abbassate prima, il virus ha rialzato la testa. Tutto ciò», continua Fazii, «è anche una situazione figlia di quanto accaduto in estate, cioè di una eccessiva leggerezza d'animo. Dopo la tempesta abbiamo visto il sereno e non si è guardato a un nuovo tsunami che stava per arrivare».
CHE FUTURO CI ASPETTA. Se queste sono le previsioni dell’esperto, dopo la prima settimana di dicembre la curva potrebbe calare in modo più evidente anche se il pericolo maggiore saranno Natale e Capodanno, non solo per il freddo che favorisce la diffusione del virus.
«Dobbiamo attraversare l'inverno», avverte Fazii, «e per la diffusione del virus i prossimi mesi sono quelli ideali. La terza ondata è quella che ci può travolgere ancora più di quella attuale. Dobbiamo far tesoro di ciò che è accaduto questa estate ma senza allarmismi. La paura ci deve stare», conclude, «ma non deve esserci il panico. Mascherina, distanziamento e la pulizia delle mani sono le nostre armi contro il Covid».

