Contagi, parte l’appello ai giovani della movida

D’Amario: «In regione 15mila persone hanno avuto contatti con il virus» L’età media si è abbassata: «Perché le regole non vengono rispettate»
PESCARA. Difendersi, giocando d’anticipo su un virus che continuerà a circolare. Per Claudio D’Amario la parola chiave è «prevenzione». D’Amario è il capo del dipartimento sanità della Regione Abruzzo ed è stato tra i setti saggi della task force nazionale del ministero della Salute nel periodo di massima emergenza.
Dottor D’Amario, come giudica l’ultima ordinanza sull’obbligo delle mascherine?
«La mascherina è un dispositivo indispensabile per ridurre il rischio di trasmissione quando non è possibile restare a una distanza sufficiente: l’abbiamo sempre detto, a livello nazionale e a livello locale, e lo ripetiamo. Purtroppo le persone non si attengono a queste disposizioni e la decisione è frutto di comportamenti sbagliati. Alla base c’è il mancato rispetto di questi consigli preventivi, soprattutto a livello di fasce giovanili. Il rispetto delle misure di prevenzione non è così automatico e quando non avviene si è costretti a introdurre degli obblighi».
Ma messa così sembra che il virus circoli solo in determinati orari. Dalle 18 alle 6?
«L’ordinanza è atipica, ma quello è l’orario in cui maggiormente, in estate, le persone si ritrovano. La disposizione è importante perché cerca di ridurre quella che è una ripresa, seppure non ancora preoccupante. Ma la ripresa c’è ed è derivante da questi addensamenti».
Giusto anche chiudere i locali?
«Quando parlo di addensamenti non mi riferisco solo alle discoteche, ma più in generale ai locali all’aperto, quelli della movida e degli aperitivi, tipici dell’età giovanile. L’ordinanza è stata dettata da una grande preoccupazione. A ciò si aggiunge il naturale movimento turistico di questo periodo. La decisione, per chi non è del settore, può sembrare eccessiva, però è necessaria rispetto alla preoccupazione di un ritorno della trasmissione del virus».
In quale misura la preoccupazione tocca l’Abruzzo?
«La trasmissione dell’Abruzzo è passata da 0.80 a 1.33 e quindi abbiamo superato l’1 che è il livello di cosiddetto rischio basso. Adesso ci troviamo in un rischio moderato e dobbiamo cercare di non andare a un rischio elevato, che significherebbe che il virus sta ricircolando in maniera importante».
Con un’età media che si è notevolmente abbassata...
«Le persone che in questo momento sono contagiate, non malate, sono prevalentemente giovani con un sistema immunitario più efficace. E quindi le conseguenze cliniche sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle drammatiche del periodo primaverile, dove hanno pagato maggiormente gli anziani o le persone che avevano patologie a rischio, come obesità, malattie respiratorie o cardiache. Le persone più colpite quest’estate hanno meno di 40 anni. C’è da aggiungere che non possiamo bloccare la trasmissione dei virus respiratori: avviene, avverrà e ci sarà fino a quando la popolazione sarà suscettibile. Mediamente, il tasso di contagio in Italia va dal 7.5 della Lombardia allo 0.3 della Basilicata. Noi, in Abruzzo, stiamo sull’1.5: vuol dire che su una popolazione di circa un milione e mezzo di abitanti abbiamo avuto 15mila persone che hanno avuto contatti con il virus. È anche vero che più il virus circola senza conseguenze cliniche importanti più si crea un po’ di immunità. Mettiamola così: è la parte della medaglia che ci fa sapere che più persone si stanno immunizzando. Fatta la premessa, non va abbassata la guardia, non va sottovalutato nulla, vanno tenuti attivi, con persone adeguate, i servizi di prevenzione».
È la lezione del virus?
«Contrariamente a quello che abbiamo pensato nella prima fase dell’emergenza, quando ricorderete l’affollamento delle terapie intensive, abbiamo capito che è molto importante anticipare il virus, anche nelle sue forme paucisintomatiche o in quelle che mostrano solo un rialzo termico. Forme che vanno gestite, controllate, trattate farmacologicamente».
Quale prevenzione?
«Non mi stanco di ripeterlo: igiene personale e uso delle mascherina. Sono sempre le solite raccomandazioni. Poi, se si viaggia, è necessario farsi i test».
Il 14 settembre è la data indicata per tornare a scuola. Cosa accadrà in Abruzzo?
«Seguiamo le disposizioni ministeriali. Il 24 agosto daremo il via agli screening per insegnanti e operatori di scuola. Il commissario Arcuri ha acquisito i kit, sono stati distribuiti alle Regioni e le Regioni a loro volta li hanno consegnati alle Asl e quindi ai medici di famiglia che hanno siglato un accordo col ministro della Salute per sottoporre il personale scolastico che afferisce alle loro liste di assistiti. I test gratuiti non sono obbligatori ma volontari. Per noi rappresentano un supporto importante. Più persone si sottopongono allo screening e più saremo in grado di ridurre la trasmissione, sia all’interno del personale scolastico che nella comunità. Questo ci può aiutare, perché la cosa migliore è individuare precocemente persone che hanno possibilità di diffusione. Certo, bisogna alzare la guardia anche durante la ripresa della scuola».
A che cosa si riferisce?
«Se ci dovessero essere anche dei casi numericamente piccoli andrebbero subito trattati e isolati, con adeguate disinfezioni negli istituti. So che già ci si sta organizzando con alternanza della presenza degli alunni in alcuni plessi, laddove non è possibile disporre di tutte le strutture che possano garantire il distanziamento. Un giorno in presenza e un giorno in tele-scuola».
La scuola riaprirà senza alcun dubbio?
«Sì, riaprirà. Anche lo screening va in questa direzione, per garantire una ripresa, se pur non al 100% in presenza. In Abruzzo terremo alta l’attenzione, ma abbiamo meno problemi rispetto alle aree metropolitane d’Italia dove i trasferimenti verso le scuole avvengono prevalentemente attraverso i mezzi pubblici. Le dimensioni della nostra regione sono meno problematiche».
Sta dicendo che non vi saranno ostacoli per bus o treni?
«Non proprio. Vediamo che cosa succederà, ma necessariamente i tempi saranno da rivedere: se i mezzi pubblici viaggiano con un riempimento non al 100% ci sarà bisogno di fare più corse. Anche per questo l’utilizzo della tele-scuola a giorni alterni si rende indispensabile. È intelligente l’idea di fare vie d’ingresso e d’uscita diverse e di differenziare gli orari. In molte scuole si entrerà alle 8.30 e alle 9.30, con uscite ugualmente diverse per ridurre le criticità».

