Contagi sempre in calo L’esperto: serve cautela tuteliamo i più fragili

Il primario Marinangeli: «Usiamo le mascherine al chiuso molti sono ricoverati per altre patologie e hanno il Covid»
Continua la lenta flessione dei contagi da Covid in Abruzzo, ma resta stabile il tasso di occupazione delle terapie intensive. Quello che cambia è la tipologia di pazienti. Non sono più come in passato tutti pazienti finiti in ospedale a causa di problemi respiratori da Covid, ma la maggior parte di loro è composta da soggetti ricoverati per altre patologie e risultati positivi. Uno scenario che fa ben sperare per i prossimi mesi.
«Due settimane fa», spiega il professor Franco Marinangeli, primario di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila e referente sanitario regionale per le emergenze, «eravamo sicuramente più preoccupati di oggi alla luce dei dati, ma il consiglio è comunque quello non abbassare la guardia e di imporsi ognuno un codice di autoregolamentazione per il rispetto di sé e degli altri, in particolare delle persone più fragili».
I DATI
Ieri i nuovi casi sono stati 2.135, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza a sfiorare la soglia psicologica di mezzo milione di contagiati (499.704). Il bilancio dei pazienti deceduti registra 8 nuovi casi tra cui una 90enne di Cagnano Amiterno, un 75enne di Campli, una 85enne di Castellalto, una 85enne di Sant'Omero, una 88enne di Chieti, mentre tre sono risalenti ai giorni scorsi ma sono stati comunicati solo oggi dalle Asl. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 449.977 guariti (+1.275). Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 46.273 (+846). Di questi, 279 (-6) sono ricoverati in ospedale in area medica, 11 (invariato) in terapia intensiva, mentre i restanti sono in isolamento domiciliare. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 1.905 tamponi molecolari (2.416.017 in totale dall’inizio dell’emergenza) e 8.053 test antigenici (4.084.480). Del totale dei casi positivi, 102.183 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+322), 143.334 in provincia di Chieti (+605), 115.669 in provincia di Pescara (+543), 120.897 in provincia di Teramo (+522), 10.423 fuori regione (+43) e 7.198 (+94) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. Il comune con più contagi è quello di Pescara con 197 casi seguito dall'Aquila con 85, Teramo 82, Chieti 80, Montesilvano 68 e Lanciano 51.
I RICOVERI
Il picco dei contagi è stato di fatto superato due settimane fa, ma per conoscere le conseguenze della pressione sul sistema sanitario abruzzese bisognerà aspettare la seconda settimana di agosto. «I dati ci dicono che in tutte le quattro province viene registrato un calo dei contagi», spiega Marinangeli, «ma ancora più significativo è il fatto che lo scorso anno erano pazienti con sintomi importanti. Oggi i ricoverati, nella maggior parte di casi, sono pazienti con altre patologie ma che sono risultati positivi all'ingresso in ospedale. C'è una grande differenza quindi tra il quadro clinico dell'anno scorso rispetto a quello di quest'anno. È anche vero che lo scorso anno c'erano in questo periodo zero pazienti in terapia intensiva. Ma la maggior parte dei pazienti che ora sono ricoverati, sarebbe stata comunque in terapia intensiva per altra patologia. Non sono ricoverati per il Covid ma per altre patologie e con il Covid e non sono entrati per sintomi respiratori ma sono entrati per altre patologie.
I CONSIGLI
Nonostante la minore aggressività dell'attuale variante, il consiglio dell'esperto è comunque quello di proteggersi in condizioni particolari. «È opportuno darsi un'autoregolamentazione», continua Marinangeli, «particolarmente in ambienti chiusi e assembramenti, soprattutto per evitare di riportare il contagio in casa o di contagiare persone fragili. Si tratta di un atteggiamento di rispetto e di un atto dovuto nei confronti di se stessi e delle persone che ci sono vicine. Inoltre, sappiamo purtroppo bene che questo virus è imprevedibile e non sappiamo che evoluzione e che varianti potranno arrivare nei prossimi mesi. Bisogna quindi avere le antenne alzate, analizzare i dati che abbiamo a disposizione. Gli ospedali sono ormai organizzati perché abbiamo passato di peggio, ma dobbiamo evitare di dare certezze assolute per il futuro.

