Contagiato dai pazienti «Ora li seguo a distanza»

1 Aprile 2020

PENNE. La birretta in videochiamata il sabato sera con gli amici storici è l’unico svago della vita in isolamento domiciliare. Il medico di famiglia Nicola Spoltore, pennese doc, 64 anni, in prima...

PENNE. La birretta in videochiamata il sabato sera con gli amici storici è l’unico svago della vita in isolamento domiciliare.
Il medico di famiglia Nicola Spoltore, pennese doc, 64 anni, in prima linea nei comuni del Teramano nella zona rossa di Castiglione Messer Raimondo e Montefino, ha aperto al Centro, via whatsapp, le porte della sua “tana”, raccontando come sta vivendo la positività al coronavirus e la sua esperienza professionale in uno dei territori più colpiti d’Abruzzo. «Mi sono auto isolato dal resto della mia famiglia già dall’11 marzo», racconta il medico. «Il tampone l’ho fatto il 17 e la risposta l’ho avuto dopo 8 giorni. La quarantena l’ho finita sabato scorso, il 28, e adesso sono in attesa della risposta dei due tamponi di controllo per riprendere il mio lavoro accanto ai miei pazienti».
Come passa le giornate?
«L’isolamento domiciliare ti fa riflettere, ti aiuta ad avere un punto di vista differente delle cose. Non ho mai smesso di essere accanto ai miei pazienti di Castiglione e Montefino. Inizio la mia attività alle 7,30 e la termino intorno alle 9 di sera. Ricette, ma soprattutto telefonate per controllare i pazienti in isolamento, lo stato di salute dei positivi, ma anche per scambiare una parola di conforto con chi in questo terribile momento ha dubbi e paure al minimo colpo di tosse».
Fa il medico a Castiglione e Montefino, pensa di aver contratto il virus al lavoro?
«È un territorio colpito in maniera pesante da questo virus, da questa bestia, che sta facendo una strage. Tante persone anziane, che mi sono diventate care, con un spirito forte, generoso, con tante cose ancora da insegnare, da dire e da fare, adesso non ci sono più. È veramente pesante. Noi medici dei piccoli paesi siamo stati lasciati allo sbaraglio. Le uniche mie protezioni erano dei guanti in lattice e delle mascherine semplici, e poi una mascherina FP2 che mi ha donato la farmacia di Montefino. Ho visitato tante famiglie a casa fino all’ultimo giorno, penso di averlo preso lì, ma era giusto che io facessi il mio lavoro, stessi vicino alla gente, fin quando potevo. Poi ho dovuto fermarmi per non essere portatore di virus a mia volta».
Che cosa dice sui pochi strumenti che avete a disposizione per difendervi?
«Tutti gli operatori della famiglia della sanità italiana, medici di famiglia, infermieri, autisti, operatori sanitari, stanno dimostrando un grande cuore e un grande fegato ad affrontare le difficoltà che ci sono. Saremo in prima linea sempre anche se non è dimostrato che non ci sia un rischio di nuova infezione. Credo che nessuno di noi si tirerà mai indietro. A livello di protezioni e strumentazioni sicuramente la sanità si è dimostrata carente».
È stata ricostruita la dinamica del contagio nella zona di Castiglione? Che idea si è fatto?
«Nei piccoli centri il contagio è avvenuto nei luoghi di maggior ritrovo: al bar, a messa e dalla parrucchiera. Fin quando non si farà una mappatura reale sarà difficile capire il percorso del virus. A mio parere credo che ci siano stati più focolai, ma ancora tante persone asintomatiche vanno in giro a fare la spesa. Credo che i positivi siano il 60-70% della popolazione. Stiamo chiedendo a gran voce di fare il tampone a tutti. Due parole le voglio spendere per i sindaci di Castiglione e Montefino, due veri eroi di questa emergenza. Nonostante la loro positività, non hanno mai smesso di essere accanto ai cittadini».
Anche a Penne la situazione non è delle migliori: cinque morti e una settantina di positivi. Che ne pensa?
«La situazione è seria. L’ospedale sta facendo un grande lavoro. Tutti dovrebbero prendere una medaglia. Anche il servizio che svolge il tampone sta effettuando un lavoro straordinario, senza creare file e con il sorriso».
Che messaggio manda ai suoi pazienti e a coloro che stanno soffrendo?
«Il messaggio è di tenere duro. Dobbiamo metterci in mente che serviranno ancora settimane e mesi di sacrifici. Dobbiamo evitare che il virus si propaghi da cittadino a cittadino. In futuro, almeno in quello immediato, dovremmo abituarci a indossare guanti e mascherine, soprattutto nei luoghi pubblici. Ci sarà bisogno di comprensione da parte di tutti, ma sono convito che anche questa guerra sarà vinta. Questa epidemia ci lascerà uno sguardo diverso, cose che prima ci sembravano scontate adesso non lo sono più».
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