Contenzioso con le Generali Il Comune incassa 608mila euro

4 Giugno 2019

Manoppello, condannata la società assicurativa a pagare la fidejussione per un appalto del 2012 Alcuni consiglieri propongono di utilizzare la somma per pagare un debito che risale agli anni Settanta 

MANOPPELLO. Arriva dopo 7 anni la sentenza del tribunale di Pescara che condanna le Generali assicurazioni a pagare al Comune di Manoppello la somma di 608.364,62 euro, a garanzia di una polizza fidejussoria sottoscritta dalle Officine elettriche Balsini, che avrebbero dovuto svolgere un appalto per la costruzione di pannelli fotovoltaici per il Comune di Manoppello.
I fatti risalgono al 2012, quando l'allora giunta comunale, composta dal sindaco Gennaro Matarazzo e dagli assessori Lorenzo Esposito, Romeo Ciammaichella, Sandro Petaccia e Barbara Toppi, decisero di emettere un decreto ingiuntivo nei confronti della compagnia assicurativa per recuperare la somma. Nel 2008, il Comune presentò un progetto per la realizzazione di un grande impianto di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica sul territorio di Rosciano. Il progetto fu approvato dalla Regione nel 2010 e l'esecuzione fu affidata, a seguito di gara, alla ditta Officine elettriche Balsini che però non li avviò. Alla scadenza del termine previsto per la fine lavori (il 14 aprile 2012), il Comune iniziò le procedure per la risoluzione del contratto e contestualmente diffidò le Generali per avere l'importo della polizza e fece ricorso al decreto del Comune, che dovette resistere in giudizio. Ora tutto si è concluso e il Comune di Manoppello ha già incassato il dovuto.
Una somma ingente per la quale i consiglieri Barbara Toppi, Antonella Faraone, Katia Colalongo e Romeo Ciammaichella chiedono che sia il consiglio comunale a decidere come investirla e propongono, a loro volta, con una mozione, di utilizzarla per coprire un vecchio debito dell'ente comunale ricevuto in eredità dalle passate amministrazioni, quello con gli eredi Simonelli. Una decisione incoraggiata anche dal ragioniere comunale in fase di approvazione del bilancio di previsione 2019/2020.
Il debito che risale al lontano 1986, ma che trae le sue origini addirittura ai primi anni Settanta, scaturito da una procedura di esproprio mai perfezionata dal Comune. Ci fu una occupazione di beni che riguardò alcuni terreni sui quali furono realizzate le strade adiacenti al complesso residenziale Il Mandorlo e l'ex Cascina De Horatiis, a Manoppello Scalo. «Benché il debito sia stato riconosciuto dal consiglio comunale nel 2015 per un importo di oltre 410.000 euro», ricordano i quattro consiglieri Toppi, Faraone, Colalongo e Ciammaichella, «ad oggi non risulta completamente ripianato. Questa situazione comporta inevitabilmente il lievitare degli interessi anno dopo anno, a tutto danno delle casse comunali e della comunità manoppellese». «Non ci sono più scuse per non chiudere quello che crediamo», concludono, «sia il più lungo contenzioso della storia di Manoppello».
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