Coppia di Francavilla mandata via dalla crociera

Disavventura a bordo della nave: «Siamo stati discriminati da indiani e malesi»
FRANCAVILLA. Un viaggio atteso da tempo è un sogno che finisce ben presto per un’unica colpa: il fatto di essere italiani. E’ quanto accaduto a una coppia francavillese, partita il 20 febbraio scorso per una crociera di due settimane, e fatta rientrare con una settimana di anticipo rispetto a quanto previsto.
Il motivo? Pericolo di contagio da Covid-19, sebbene in assenza di sintomi e contatti con presunti focolai. La vicenda è accaduta a Fiorella Leonzio e Domenico Colognoli, una coppia di pensionati che ha già in passato viaggiato sia in crociera sia con la stessa compagnia. Il percorso che avrebbero dovuto affrontare sarebbe stato quello di Maldive, India, Sri Lanka. Un viaggio costato circa 7mila euro.
Quando siete partiti, l’emergenza coronavirus era già conclamata, come mai avete deciso di affrontare lo stesso il viaggio?
Ci siamo documentati rispetto alle zone che avremmo dovuto visitare, ed abbiano contattato telefonicamente Costa, che ci ha detto che non c’erano problemi e che potevamo partire. Se avessimo rinunciato di nostra spontanea volontà, avremmo perso tutto l’importo speso poiché per la compagnia il viaggio si sarebbe svolto regolarmente.
Prima tappa: Malé, Maldive. Che cosa succede in aeroporto?
Ci hanno misurato la temperatura, ed era nella norma. E’ stato l’unico momento in cui siamo stati sottoposti a controlli, sino al momento in cui ci hanno detto di abbandonare la nave.
Il viaggio prosegue, arrivate in India.
Sì, nel pacchetto avevamo prenotato anche delle escursioni, alcune delle quali le abbiamo fatte, anche in India, fino a che abbiamo trovato in cabina una comunicazione, dove ci convocavano in un orario stabilito per darci delle comunicazioni importanti.
Di che cosa si trattava?
Dopo aver misurato la temperatura a tutti gli italiani della nave, e solo a noi italiani, ci hanno detto che di lì a poco avremmo dovuto lasciare la nave. Noi, che avevamo un’escursione programmata al Taj Mahal, avremmo avuto un giorno in più di soggiorno. Al resto del gruppo, anche in malo modo, è stato detto che sarebbero dovuti ripartire perché noi italiani non eravamo più graditi né al governo malese né a quello indiano. Il tutto, senza che vi fosse alcun documento ufficiale delle rispettive istituzioni a dichiarare questo provvedimento.
Che cosa è successo dopo?
E’ successo che al termine della nostra escursione, dopo essere rientrati sulla nave e il giorno prima dello sbarco per tornare a Roma, ci avevano già disattivato tutte le credenziali per accedere ai servizi, come fossimo appestati. Da notare che il personale, anche quello italiano, sembra che abbia continuato a prestare regolarmente servizio sulla nave. Il giorno successivo, siamo ripartiti per Roma e infine siamo tornati a Francavilla. Ho il racconto di un’amica di Bari, passeggera sulla stessa nave, che mi ha detto che il loro gruppo è stato anche mandato via in maniera piuttosto scortese.
Qual è la riflessione che avete fatto su quanto vi è accaduto?
Ci chiediamo: posto che non avevamo avuto contatti con nessun contagiato e nessuna zona a rischio, come del resto ci hanno fatto dichiarare, perché siamo stati solo noi i destinatari di questa decisione? Perché gli ospiti di altre nazionalità hanno continuato il viaggio? Se davvero fossimo stati pericolosi, nel momento in cui hanno deciso di mandarci via avremmo già potuto infettare tutti, visto che eravamo andati in giro in India liberamente. Ci siamo sentiti discriminati.
Avvierete una richiesta di risarcimento nei confronti della compagnia?
Lo stiamo valutando con il nostro legale. Certo al di là del danno economico, quello che ci fa più arrabbiare è il modo in cui siamo stati trattati noi italiani. Discriminati neanche avessimo la peste e senza alcun atto ufficiale che non fosse una comunicazione dal personale di bordo. Un’umiliazione.

