Coppia rapinata in centro: i 4 imputati confessano in aula

30 Maggio 2019

Ricostruita in tribunale la violenta aggressione del 21 ottobre scorso a due ragazzi in via Carducci  Dalla lite per le sigarette alla borsa sottratta alla vittima, il 4 luglio la discussione prima della sentenza 

PESCARA. «Ho scritto la lettera per chiedere scusa e perché ho capito quello che ho fatto». A parlare è Filippo D'Aulisa, il diciottenne che con altri tre ragazzi la sera del 21 ottobre dello scorso anno aggredì una coppietta di fidanzatini minorenni in via Carducci a Pescara. Ieri pomeriggio ha ripercorso i momenti salienti di quella aggressione, davanti ai giudici del Tribunale collegiale. «La Procura contesta di aver picchiato due ragazzi minorenni e in concorso con le persone che erano con lei di aver sottratto, subito dopo la violenza, la borsa. Questi fatti corrispondono a verità?», chiede il pm Anna Benigni. «Sì, corrispondono», replica D'Aulisa. «La ragazza stava male», racconta D'Aulisa, «e il fidanzato era vicino a lei. I miei due amici, che camminavano davanti a me e Megan, hanno chiesto il tabacco per fare le sigarette che era sulla panchina. A un certo punto, si è arrabbiata e sono partite delle parole perché ne stavano prendendo troppo. Io mi sono messo a discutere con la ragazza che mi ha dato una spinta e si è aggrappata al mio collo, gli altri sono saltati addosso al fidanzato. Ho chiesto a Megan di togliermi la ragazza dal collo e sono partito contro il fidanzato pure io». In quel momento il ragazzo era ancora in piedi?, chiede il giudice Maria Michela Di Fine. «All'inizio era ancora in piedi, poi è caduto», risponde D'Aulisa. E ancora: chi ha preso la borsa? «Mi sa io. Poi è arrivata nelle mani di Megan e lei l'ha buttata in spiaggia», dice l'imputato. «Perché avete preso la borsa? «Non lo so, per dispetto. Non dovevo farci niente, non vado in giro con un borsa da donna», afferma D'Aulisa. E' stato preso un cellulare e sa se è stato buttato da qualche parte? «No», sostiene l'imputato. «Vi siete picchiati per sottrarre la borsa?, chiede invece la difesa. «No», risponde. Poco prima tocca agli altri tre componenti del gruppetto ricostruire i fatti accaduti quella sera. La prima a essere ascoltata è Megan Giannini, di Chieti, che ha già patteggiato davanti al gup due anni, due mesi e 26 giorni. Questa la sua versione: «Ci siamo fermati per chiedere una sigaretta alla ragazza. Volevo fare più di una sigaretta con il tabacco e la ragazza si è arrabbiata e mi ha strappato il pacchetto dalle mani. Filippo per difendermi le ha dato una spinta ed è caduta a terra. Come Filippo ha spinto la ragazza, il fidanzato si è scagliato contro Francesco Tiberi e da lì ci siamo difesi». Voi quanti eravate? , chiede Benigni. «Quattro», risponde. E poi ancora: «La ragazza all'inizio si è attaccata dietro alle spalle di Filippo, io sono intervenuta ed è caduta per terra. Pure io sono caduta e le stavo sopra». Infine, dice che un po' tutti hanno colpito il fidanzato della ragazza quando era già a terra. Per quanto riguarda la borsa, afferma di non ricordare chi l'ha presa, poi di averla vista in mano al ragazzo minorenne e ancora: «Ho visto che è stata buttata vicino al mare». Tiberi, la cui posizione sarà definita dal gup, racconta che quella sera ha visto i due fidanzatini sotto i portici e che lei stava male: «Ci siamo avvicinati e abbiamo chiesto se aveva bisogno di aiuto. Lei ha risposto in malo modo, prendendosela poi con Filippo. Lui non le aveva detto nulla. Si è avvicinato e lei gli è saltata addosso. Per scansarla è caduta e il fidanzato si è scagliato contro Filippo. Nel tentativo di separarli, ho ricevuto un pugno a un occhio e sono caduto». «Quando mi sono rialzato», prosegue Tiberi, «mi girava la testa e per paura che gli altri mi venissero addosso ho iniziato a sbracciare». Sulla borsa sostiene di averla vista «in mano al minorenne». Da parte sua il minorenne (del quale si sta occupando il tribunale dell'Aquila), riferisce che è stato Filippo a passargli la borsa. «Dopo ho passato la borsa a Megan. Lei sa quello che ci ha fatto».
«Quella sera», ricostruisce, «ero con Tiberi. Filippo e Megan stavano dietro. Quando siamo passati, ho visto che la ragazza stava male. Poi ho sentito che il fidanzato alzava la voce e sono tornato indietro. Si agitava e poi ha spinto Filippo. Ha iniziato anche a offendere senza motivo e dopo è successo quello che è successo. Io sono intervenuto per separarli». Si torna in aula il 4 luglio per la discussione.