Coprifuoco e vaccini a tutti Due esperti su tre dicono sì

20 Dicembre 2021

Per Grimaldi, Parruti e Vecchiet anche gli studenti devono avere il Green pass

Sta per scattare la nuova stretta del Governo. A provocarla è l’impennata dei casi, ma anche e soprattutto la paura della variante Omicron che avanza. Inizia il conto alla rovescia: oggi si farà il primo punto sulla diffusione in Italia della mutazione del virus proveniente dal Sudafrica e poi giovedì 23 dicembre la cabina di regia nazionale si riunirà per decidere le possibili misure restrittive per le feste. Sul piatto ci sono diverse ipotesi.
La più clamorosa è quella del coprifuoco alle 23 per tutto il periodo delle festività, ma è al vaglio anche il lockdown per i no vax sperimentato in Austria.
Poi c’è l’ipotesi dell’estensione dell’obbligo del vaccino ad altre categorie professionali o a tutta la popolazione, a pochi giorni dall’imposizione della terza dose a personale sanitario, scolastico e delle forze dell’ordine che in Abruzzo riguarda oltre 80mila lavoratori.
Tra le ipotesi al vaglio della cabina di regia convocata dal premier Mario Draghi, però, c’è l’obbligo della mascherina all’aperto anche in zona bianca o la possibilità di chiedere un tampone, oltre al Green pass, per accedere a locali al chiuso particolarmente affollati, come le discoteche.
Nell’importante riunione di giovedì si potrebbe riflettere anche sulla possibilità di accorciare la durata del Green pass e persino di richiedere la certificazione verde agli studenti, mentre finora l’obbligo è solo per docenti e personale Ata.
Alcune di queste misure le chiedono con forza da tempo anche i medici in prima linea negli ospedali che temono un peggioramento nel numero dei ricoveri, soprattutto con l’avanzare della variante Omicron che si sta mostrando molto più contagiosa della Delta attualmente dominante. I primari dei reparti di Malattie Infettive di Pescara Giustino Parruti, dell’Aquila Alessandro Grimaldi e di Chieti Jacopo Vecchiet, che ogni giorno assistono e curano i pazienti con complicanze dovute al Covid, concordano tra loro sull’introduzione del Green pass per gli studenti e sull’obbligo delle mascherine all’aperto, ma si dividono sull’ipotesi di nuovi coprifuochi e sull’estensione dell’obbligo vaccinale.
IL RITORNO
DEL COPRIFUOCO
«Il ritorno del coprifuoco ha senso solo in territori con una bassa percentuale di vaccinati e dove la situazione è particolarmente grave. L’Abruzzo in questo momento non rientra in nessuna delle due categorie e quindi non merita il coprifuoco serale»: dice l’infettivologo pescarese Parruti.
Il collega aquilano Grimaldi è più netto: «Quella del coprifuoco serale non è una misura indispensabile, anzi rappresenterebbe una sconfitta. Ne abbiamo avuto necessità quando non c’era il vaccino, quando la situazione era catastrofica. Ora non siamo a tali livelli».
Al contrario il primario di Chieti Vecchiet apre alla possibilità del coprifuoco serale: «Se la situazione dovesse davvero peggiorare nei prossimi giorni, una misura del genere potrebbe risultare necessaria, anche se impopolare. In ogni caso non avrebbe senso prevederla solo per i non vaccinati, perché anche chi è protetto può contagiarsi e contagiare. Se non si dovesse procedere con nuovi coprifuochi, mi auguro che almeno si faccia in modo di evitare pericolose feste in piazza».
l’estensione
dell’OBBLIGO VACCINALE
Sono d’accordo con l’estensione dell’obbligo vaccinale Vecchiet e Grimaldi. Il primo: «Sono favorevole. Si potrebbe partire dalle categorie di lavoratori più a contatto con il pubblico – come si è già fatto – per arrivare a tutta la popolazione».
Il secondo: «Non è una misura ideale, perché l’obbligo è sempre difficile, ma potrebbe rivelarsi un’arma importante. Questa sta diventando una guerra e Omicron è molto contagiosa e veloce: una situazione straordinaria, necessita di misure straordinarie. Anche perché sarà necessario somministrare altre dosi di richiamo molto probabilmente. Quindi tra lockdown e obbligo vaccinale è meglio scegliere la seconda strada».
Parruti non è d’accordo: «L’obbligo vaccinale poteva avere un senso all’inizio della campagna, non in questa fase. Ora, tra l’altro, non verrebbe capito. Bisogna invece continuare a lavorare per persuadere le persone a vaccinarsi. Magari individuando percorsi personalizzati per i più timorosi, aumentando servizi in modo da poter offrire consulti ed esami del sangue per chi teme di rischiare effetti collaterali con il siero. In altre parole: dobbiamo tranquillizzare le persone. Resteranno solo glii irriducibili: sono meno del 3%, pochi per fare danno».
GREEN PASS
PER GLI STUDENTI
«Sono invece d’accordo con il Green pass, per cui auspico più controlli e senso di responsabilità delle persone», spiega Parruti, «la certificazione verde deve essere estesa anche agli studenti: bisogna fare pressione su una fascia che praticamente non rischia effetti collaterali con il vaccino ma rischia di contagiare gli altri». In questo caso concorda Grimaldi: «I giovani studenti sono quelli che circolano di più, che usano più i mezzi e che più rischiano di entrare in contatto con il virus, quindi sono d’accordo con l’ipotesi». Così anche Vecchiet: «È necessaria la certificazione verde anche per gli studenti, se vogliamo interrompere la diffusione del contagio».
MASCHERINA
ALL’APERTO
Anche sull’obbligo della mascherina all’aperto in zona bianca i tre primari dei reparti di Malattie infettive sono concordi. «Le mascherine sono molto efficaci per evitare il contagio e questo messaggio è passato. Dobbiamo insistere», dice Grimaldi. «La mascherina all’aperto è fondamentale. Ci protegge senza toglierci la socialità», aggiunge Parruti. Vecchiet spiega nel dettaglio: «Ognuno dovrebbe valutare il rischio che corre in ogni situazione: se si è da soli non serve, ma se, per esempio, si incontrano altre persone sì. L’obbligo semplifica il tutto e toglie la tentazione e la possibilità di eludere l’uso della mascherina».
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