Coprifuoco, sindaci contro Conte «Uno scaricabarile inaccettabile»

I primi cittadini: non possiamo caricarci anche della responsabilità di chiudere piazze e strade D’Alberto (presidente Anci): è un pasticcio, chiediamo al governo che si modifichino le competenze
L'AQUILA. I primi cittadini abruzzesi non possono caricarsi anche della responsabilità di chiudere piazze e strade. La novità introdotta dal premier Giuseppe Conte, poi integrata nella notte con il supporto dei Comitati provinciali di ordine pubblico, non convince i sindaci abruzzesi. Loro che «sono in trincea» e ogni giorno devono far fronte a mille emergenze legate al coronavirus non hanno visto di buon occhio l'ulteriore responsabilità che il Governo gli ha affidato.
TROPPI ONERI PER I SINDACI
«Non è condivisibile la linea del governo che ha inteso delegare ai sindaci responsabilità in ordine a scelte di carattere sanitario, presumendo che queste possano avere una qualche efficacia proibendo la frequentazione di determinate piazze o strade», ha spiegato il primo cittadino dell'Aquila, Pierluigi Biondi, «mi chiedo per quale ragione si voglia continuare a caricare i primi cittadini di attribuzioni che non fanno altro che gravare su una già complessa e quotidiana attività amministrativa». Dello stesso avviso il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, per il quale il Governo avrebbe dovuto dare delle linee guida da seguire per questa e altre problematiche. «Questa posizione del Governo mi sa tanto di scaricabarile», ha commentato Di Pangrazio, «i sindaci hanno già la responsabilità di regolare gli orari di apertura e chiusura, di far fronte a tutte le urgenze che arrivano e di supportare i cittadini in questo difficile momento. Se pur dal punto di vista territoriale questa potrebbe essere un'opportunità perché nessuno meglio di un primo cittadino conosce il suo territorio, è un ulteriore aggravio che pecca dell'assenza di linee guida nazionali». Il sindaco di Celano, Settimio Santilli, ha evidenziato «lo stato di abbandono in cui versano gli amministratori costretti a operare. Stiamo navigando nell'emergenza, cerchiamo di aiutarci a vicenda anche con la Asl, stiamo facendo i salti mortali. Ma siamo soli e in trincea». Secondo il primo cittadino di Sulmona, invece, vanno ben definiti i piani delle responsabilità. «L’Ente è pronto ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, anche quelli previsti nelle nuove disposizioni qualora ce ne fosse la necessità per evitare la circolazione del virus», ha sottolineato il primo cittadino Annamaria Casini, «non bisogna rischiare che si confondano i piani delle responsabilità in una emergenza dove gli interventi per gestire il contagio sono prevalentemente di natura sanitaria».
SERVE PIÙ CHIAREZZA
Per il primo cittadino di Pescara la possibilità di far decidere ai sindaci – ora in accordo con il comitato di sicurezza pubblica – se chiudere o meno una piazza o una strada troppo affollata è «troppo comodo e troppo facile». «I sindaci non possono essere i terminali delle inefficienze, delle indecisioni e delle contraddizioni dell’azione di Governo che li grava di responsabilità che competono invece all’esecutivo», ha precisato il sindaco Carlo Masci, «i sindaci devono attenersi alla legge in tutte le sue forme, compresi quindi i Dpcm, le cui lacunosità e la cui nebulosità nell’indeterminatezza non possono essere colmate per iniziativa autonoma, perché in tal modo si trasformano i primi cittadini in parafulmine delle proteste, del malcontento e del disagio sociale. Troppo comodo e troppo facile. Dal Governo ci attendevamo che in fase decisionale avesse maturato l’esperienza per un indirizzo chiaro, che invece non c’è». In controtendenza con i colleghi, ma in attesa di più poteri da parte del Governo per gli enti locali, il primo cittadino di Francavilla, Antonio Luciani. «Sono in controtendenza rispetto a quello che ha detto il presidente Anci, Antonio Decaro che stimo molto», ha dichiarato, «ritengo che sia stato troppo timido il tentativo del Governo di delegare dei provvedimenti alle autorità locali. Non si può paragonare il bar di Milano a quello di Francavilla, queste differenze e queste peculiarità di ciascun territorio impongono che i sindaci debbano, nell'ambito di un'unica normativa nazionale, avere delle declinazioni per gestire i propri territori».
A CHI SPETTA DECIDERE?
Critiche e chiarimenti sono arrivati da Gianguido D'Alberto nella sua veste di presidente dell'associazione nazionale comuni italiani Abruzzo, e sindaco di Teramo. «Il provvedimento rischia di essere inapplicabile o male applicato», ha evidenziato, «e poi è stato un pasticcio perché non è convinto neanche il Governo. Tanto che rispetto alla bozza iniziale su cui è stata fatta la conferenza stampa del presidente che faceva espresso riferimento ai sindaci come potere, dopo le pressioni e le contrapposizioni che ci sono state al tavolo governativo nel rapporto anche con Anci, questo riferimento è stato tolto. Quindi non si capisce chi dovrebbe adottare la misura, probabilmente la decisione spetterà sul comitato per l'ordine e la sicurezza. Chiediamo che si modifichi subito questa norma e che si definiscano le competenze». Allineato con l'Anci anche Robert Verrocchio, sindaco di Pineto per il quale «è inopportuno scaricare sui sindaci questa responsabilità. La nostra città non ha di questi problemi, non ci sono vie e piazze dove si creano assembramenti, ma capisco i colleghi che devono far fronte a questo tipo di emergenze. Spetta a tutti noi sindaci ora sensibilizzazione i cittadini e far capire loro che questa è una sfida da vincere insieme con responsabilità».
POTERE DA USARE
CON RESPONSABILITÀ
«Sul fronte Covid e soprattutto a tutela dell'incolumità pubblica faremo ciò che sarà opportuno e necessario in base alla situazione che ci troveremo davanti», ha asserito il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, «agiremo di sicuro attuando le competenze e i poteri attuali dei sindaci e, se sarà necessario, anche in base alle ultime disposizioni del Dpcm, una volta però bene intesi i limiti e il perimetro. Studierò a fondo il Decreto per capire cosa viene richiesto ai primi cittadini e cercheremo, senza dubbio e di concerto con tutto l'esecutivo, di condividere le iniziative più efficaci e tempestive a tutela della città e dei cittadini». Per Francesco Menna, sindaco di Vasto, si tratta di «una possibilità che si dà ai sindaci, ma è un potere che deve trovare un punto di riferimento in un tavolo di lavoro con le forze dell'ordine e con l'organo di Prefettura. Se ci sono città dove è noto che ci sono le strade della movida va da sè che il sindaco può intervenire e decidere cosa fare. Anche nel nostro caso, penso al centro storico il sabato sera, se le forze dell'ordine ci fanno notare che ci sono strade per le quali vanno prese delle precauzioni perché si rischia l'assembramento interverremo. È un potere che va usato con grande senso di responsabilità e sempre in collaborazione con le forze dell'Ordine».
(ha collaborato
Alessia Marconi)
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