Corruzione e appalti contestati: scontro in aula Masci-Costantini

Slitta il voto sulla commissione speciale d’indagine per viale Marconi e per i progetti gestiti da Trisi Centrosinistra e M5s chiedono un’operazione verità. Il sindaco tira in ballo l’inchiesta Grandi eventi
PESCARA. L’istituzione di una commissione speciale d’indagine su viale Marconi, da allargarsi anche agli altri appalti gestiti dall’ex dirigente Fabrizio Trisi, arrestato per corruzione nell’ambito dell’operazione “Tana delle tigri”, alza il livello dello scontro politico a 25 giorni dallo scioglimento del consiglio comunale. Da un lato il centrosinistra e il Movimento 5 stelle, con il candidato sindaco Carlo Costantini che continua a chiedere «un’operazione verità» sui costi, lievitati da una spesa prevista di 970mila euro fino a 1,7 milioni, e sullo stesso progetto passato da tre a quattro corsie, per poi tornare a tre con il ripristino temporaneo dei parcheggi sul lato monte. Dall’altro lato il centrodestra, con il sindaco Carlo Masci che risponde in aula a muso duro e, pur senza fare i nomi, tira in ballo l’inchiesta sui Grandi eventi che vede imputati gli ex assessori Giacomo Cuzzi e Simona Di Carlo e l’allora segretario cittadino Pd Moreno Di Pietrantonio: «Le indagini richiedono tempo e le fanno i magistrati, che svolgono un ottimo lavoro», ha rimarcato il primo cittadino, «noi non abbiamo mai invocato commissioni d’inchiesta sui giudizi che hanno riguardato la passata amministrazione né possiamo farlo adesso a pochi giorni dalla fine della consiliatura».
Il botta e risposta in consiglio tra Costantini e Masci è il preludio delle fibrillazioni che esploderanno nell’imminente campagna elettorale. «Indipendentemente dalla ristrettezza dei tempi la commissione d’indagine su viale Marconi è un atto di trasparenza che dobbiamo ai cittadini», ha insistito il candidato della coalizione di centrosinistra, «soprattutto in un momento in cui la verità sembra scomparire: prima era stato detto che gli interventi erano definitivi e rappresentavano una soluzione attesa da 50 anni, poi abbiamo scoperto che erano provvisori; prima che il progetto era stato ereditato dalla scorsa amministrazione e invece a pagina 7 del collaudo abbiamo letto che con una perizia di variante del 2021 sono state realizzate le 4 corsie e le ulteriori rotatorie; infine che i lavori di modifica erano a costo zero e invece oggi c’è un’impresa al lavoro e quindi si dovrà pagare. Questa operazione va fatta per far capire ai cittadini chi sta giocherellando con i loro soldi». A dare man forte a Costantini, anche gli altri consiglieri di opposizione con il capogruppo Pd Piero Giampietro che ha mostrato un articolo del Centro dell’inverno scorso in cui Masci dichiarava che mai sarebbe tornato indietro sulle quattro corsie e con Francesco Pagnanelli (Pd) che ha insistito sul fatto che viale Marconi rappresenti «il fallimento di questa amministrazione» e «l’emblema della fine della luna di miele tra Masci e i pescaresi a causa della sua arroganza». «Chiediamo di approfondire gli elementi oggettivi senza ergerci a tribunale», ha aggiunto Paolo Sola (M5s), «è doveroso perseguire la trasparenza ed è da stigmatizzare che il sindaco abbia bollato questa richiesta come strumentale e fatta a scopo elettorale».
In casa centrodestra, dopo l’intervento di Alessio Di Pasquale, è stato il sindaco a chiudere il dibattito. «A 25 giorni dallo scioglimento del consiglio comunale chiedete questa commissione d’indagine. È ovvio che non possa portare a nulla visto che anche le sentenze richiedono anni. Ha più senso quindi rinviare tutto alla prossima consiliatura, ma includendo sia questa vicenda sia tutti gli altri fatti del Comune che hanno riguardato gli ex assessori. Sulla trasparenza rispondo che in questa attività d’indagine non è emersa una parola che potesse riguardare questa giunta e questo sindaco».
Il consiglio si è chiuso con il rinvio del voto a martedì 2 aprile alle ore 17 da parte del presidente Marcello Antonelli per un vizio sulla delibera: in nessun passaggio era specificato il numero dei componenti della commissione d’indagine, come invece previsto dallo statuto.

