Corruzione elettorale Il giudice dà l’ok alle intercettazioni

Via libera all’unica prova presentata dal pm Di Giovanni Gli imputati Dogali, Sospiri e Monaco in aula dopo l’estate
PESCARA. Il processo per corruzione elettorale a carico dell'attuale presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, dell’ex consigliere Alessio Monaco (sindaco di Rosello) e del biologo Vincenzo Dogali, proseguirà regolarmente.
Il giudice monocratico, Francesca Manduzio, ieri mattina ha infatti sciolto la riserva sulla eccezione sollevata nella precedente udienza dal collegio difensivo e ha dato ragione alla procura e nello specifico al pm Andrea Di Giovanni che aveva chiesto la trascrizione delle due intercettazioni ambientali che rappresentano l’unica prova contro i tre imputati: se il giudice avesse accolto l’eccezione, il processo poteva considerarsi chiuso e il pm sarebbe stato costretto a chiedere l’assoluzione per tutti.
Martedì prossimo verrà dato invece l'incarico a un perito e poi si rinvierà a dopo le ferie estive, per entrare nel merito di questa vicenda che è una costola di un altro procedimento a carico di Dogali (accusato di peculato e altro per aver utilizzato la struttura pubblica dell'ospedale per proseguire la sua attività professionale nonostante il pensionamento).
Ed è proprio questo il motivo della eccezione della difesa. Indagando su Dogali per peculato, la procura aveva fatto installare microfoni e telecamera nello studio del professionista che è anche un esponente politico di lungo corso. Ed è proprio quella telecamera che registrò i due colloqui che, in tempi diversi, Sospiri e Monaco ebbero con Dogali alla vigilia delle regionali del 2019, mentre erano a caccia di voti. E quel piccolo pacchetto di voti che avrebbe potuto gestire il biologo ed ex presidente del consiglio comunale di Pescara, era l'obiettivo dei due candidati di opposti schieramenti ma che, interessati a territori diversi, potevano essere compatibili.
In cambio, stando alle accuse, Monaco avrebbe dato a Dogali 200 euro (per la precisione dovevano servire per fare impegnare nella campagna elettorale un infermiere), mentre Sospiri, una volta eletto, lo avrebbe ringraziato con un incarico, preferibilmente nella sanità, come avrebbe sottolineato lo stesso Dogali in quella intercettazione.
Ma il problema sollevato dalla difesa era legato al fatto (e non è il primo caso del genere visto che lo stesso tribunale si era già espresso in modo contrario in un altro procedimento che riguardava l'ex governatore Luciano D'Alfonso) che quelle intercettazioni arrivavano da un altro procedimento, dove avevano ricevuto una autorizzazione da un giudice per un reato che la prevedeva, mentre nel processo a Sospiri e company, nessuna autorizzazione era stata chiesta, né tantomeno il reato l'avrebbe prevista. Il pm aveva invece considerato quelle intercettazioni come corpo di reato e il giudice, anche in base a una recente sentenza della Cassazione, gli ha dato ragione sposando al buio la sua versione, visto che quel video-audio non è stato ascoltato ancora in aula.
Adesso quindi la battaglia si sposta nel merito del processo e, in particolare, sulla precisa interpretazione di quelle intercettazioni. Argomentazioni per le quali si prevede uno scontro aperto in dibattimento. Sospiri, peraltro, ha sempre sostenuto di non aver mai fatto nessuna promessa, tanto è vero che, pur essendo stato poi eletto e diventato presidente del Consiglio, a Dogali non ha dato nessun incarico.
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