Corruzione: un anno al medico della Asl e a due imprenditori

23 Gennaio 2021

Per Giorgio Robuffo, addetto al servizio tutela della salute disposta la confisca di 57mila euro e il risarcimento alla Asl

PESCARA. Si chiude con una condanna a un anno di reclusione per ciascuno degli imputati (con i benefici di legge) il processo al medico della Asl di Pescara addetto al servizio tutela della salute, Giorgio Robuffo, e a due imprenditori, Maurizio D’Alleva e Mirco Rulli (socio effettivo il primo e di fatto il secondo) della International Work srl. I giudici del tribunale di Pescara hanno così ridotto le richieste del pubblico ministero, Andrea Di Giovanni, che aveva concluso la sua requisitoria chiedendo la condanna a sei anni per ognuno degli imputati. «L’oggetto del processo», aveva detto il pm, «sta nella dinamica del comportamento anomalo e opaco del pubblico ufficiale Robuffo con i consulenti delle aziende che ispezionava».
Secondo l’accusa Robuffo, nel corso delle sue ispezioni, evidenziava una serie di irregolarità “spingendo” i titolari delle aziende a rivolgersi alla International Work, società con la quale il medico aveva uno stretto rapporto di interessi. La diminuzione della pena è dovuta al fatto che i giudici hanno accolto parzialmente le tesi difensive (Robuffo era assistito dall’avvocato Giancarlo De Marco mentre gli imprenditori dai colleghi Vincenzo Di Girolamo e Marco Spagnuolo) assolvendo gli imputati dall’accusa di concussione, e lasciando in piedi soltanto la corruzione, ma nella sua forma più lieve: non per atti contrari al suo ufficio, ma per l’esercizio della funzione di pubblico ufficiale che ricopriva, ipotesi che si comprenderà meglio solo quando saranno note le motivazioni che hanno spinto i giudici a quel tipo di condanna.
Il collegio ha anche disposto, a carico di Robuffo, la confisca di 57 mila euro che sono il compenso della presunta corruzione. Soldi che non vennero versati al medico, ma ai suoi due figli. Questa contropartita, per l’accusa, sarebbe consistita nelle dazioni ai figli: «Promessa e corresponsione di utilità patrimoniali, dissimulate sotto forma di pagamento di fittizie prestazioni ai figli», come descritto nel capo di imputazione. L’accusa ha spiegato il comportamento del medico della Asl, sostenendo che quest’ultimo avrebbe compiuto «atti consistenti nella reiterata bocciatura dei Documenti di valutazione del rischio (Dvr) presentati dalle aziende, con particolare riferimento alla sezione «valutazione del rischio da lavoro ripetitivo», materia nella quale la International work vantava professionalità; ovvero una capziosa individuazione di tale categoria di rischio, con conseguente bocciatura dei Dvr presentati, così da indirizzare tali aziende a rivolgersi alla International pur di superare il controllo ed evitare sanzioni».
L’accusa ha anche spiegato gli stretti rapporti fra i tre imputati: una «commistione di interessi pazzesca» tra il medico e gli imprenditori, finalizzata anche a un ruolo futuro di Robuffo «in una nascente società legata ai coimputati» nella quale il medico avrebbe trovato posto una volta in pensione. I giudici hanno anche disposto il risarcimento dei danni in sede civile (senza provvisionale) nei confronti della Asl di Pescara che si era costituita parte civile, chiedendo un risarcimento di 250 mila euro.