Corsa ai vaccini: a ottobre si parte con la terza dose

Brucchi indica le categorie prioritarie: dobbiamo proteggere i fragili e gli operatori sanitari E avverte chi ha ricevuto la doppia dose: «L’utilizzo della mascherina resta fondamentale»
«L’Abruzzo comincerà a somministrare le terze dosi di vaccino da ottobre. Ma nel frattempo stiamo facendo di tutto per sensibilizzare gli indecisi e raggiungere una copertura vaccinale soddisfacente». Maurizio Brucchi, referente regionale per la campagna di vaccinazione anti Covid, traccia la rotta delle prossime settimane, cruciali per la lotta contro il virus.
La campagna vaccinale abruzzese, infatti, ha imboccato una corsia a scorrimento veloce, ma adesso bisogna percorrere l’ultimo miglio, facendo i conti con la risalita dei contagi e la rapida diffusione della variante Delta.
Brucchi, quando si potrà cominciare a fare le terze dosi di vaccino in Abruzzo? E da quali categorie partirete?
«Le terze dosi verranno somministrate a partire da ottobre. Daremo priorità ai fragili e poi a tutto il personale sanitario».
Quali metodi state utilizzando per scovare gli indecisi e i ritardatari del vaccino?
«Ne stiamo utilizzando diversi perché vogliamo raggiungere una copertura vaccinale soddisfacente il prima possibile.
Ad esempio, i camper vaccinali, coordinati dalla task force regionale e inviati nelle località costiere, ci stanno dando risposte al di sopra delle aspettative. È una metodologia utile per vaccinare i giovani che si trovano al mare, e negli ultimi giorni siamo riusciti ad effettuare parecchie prime dosi (l’Abruzzo ha una media di circa 500 vaccinazioni giornaliere con queste postazioni itineranti, ndr).
E per quanto riguarda il personale scolastico?
«Proprio in queste ore stiamo telefonando al personale Ata e agli insegnanti che avevano già aderito alla piattaforma per la vaccinazione. Resta un 3 per cento che non si è ancora vaccinato, pur avendo aderito, e un 10 per cento che ha fatto una sola dose. Li stiamo contattando perché il Comitato tecnico scientifico ha esteso la finestra di tempo entro cui può essere fatto il richiamo».
Anche gli ultra 80enni non ancora immunizzati sono un numero discreto in Abruzzo. Avete in mente qualcosa per raggiungere questa fascia di età?
«Stiamo facendo un grande lavoro grazie all’aiuto dei sindaci, soprattutto quelli dei piccoli centri, che utilizzano i loro rapporti di conoscenza e verificano sul campo chi deve ancora completare il ciclo. In linea generale, la comunicazione diretta con le persone è il modo migliore per scovare gli indecisi. Molta gente ha anche cominciato a preoccuparsi per l’aumento dei contagi e sta correndo a vaccinarsi».
In America avevano addirittura pensato di incentivare le vaccinazioni offrendo dei soldi. È un’idea plausibile secondo lei?
«Mi sembra un’ipotesi folle perché distorce la nostra idea di tutela della salute pubblica. Con questi metodi si rischia di ridurre il vaccino ad una merce di scambio e invece è qualcosa che sta salvando delle vite».
Un individuo vaccinato può trasmettere il virus?
«Su questo tema la comunità scientifica non è ancora d’accordo e ci sono diverse correnti di pensiero. Non sono ancora stati pubblicati studi per fare chiarezza sull’argomento. Per questo motivo, è opportuno che anche i vaccinati mantengano tutte le accortezze necessarie. Ad esempio l’utilizzo della mascherina, che deve rappresentare un indumento quotidiano del nostro abbigliamento».
Ma allora quali sono i veri vantaggi per chi si vaccina?
«Il problema principale, legato alla pandemia, è l’impegno eccessivo degli ospedali e delle rianimazioni, che poi può portare ai numerosi decessi. Il vaccino impedisce di sviluppare la malattia in modo serio e dunque di sovraccaricare il sistema sanitario. In sintesi, ti impedisce di morire».
Cosa pensa dei no vax? Come li convincerebbe a vaccinarsi?
«Sono persone che non hanno ben compreso cos’è la vaccinazione e non vogliono guardare i benefici che essa sta portando.
Tuttavia, effettuare campagne di sensibilizzazione di massa efficaci è molto difficile. Ma basterebbe banalmente dargli un numero: quello dei morti. Nonostante abbiano avuto il coraggio di negare anche quello».
È giusto coinvolgere anche i medici curanti in questa campagna di sensibilizzazione?
«Certo, nessuno deve essere esente da questa campagna. Dai politici ai cittadini che parlano tra di loro al bar. Peraltro, è una cosa che sta già avvenendo: molta gente si sta impegnando per convincere i conoscenti a vaccinarsi. A tal proposito, voglio ricordare che, tra qualche giorno, un ex no vax sarà al mio fianco, in conferenza stampa, per cercare di convincere gli indecisi. Ha rischiato la sua vita e appena sarà totalmente guarito racconterà quello che ha passato».
Lei a chi estenderebbe l’obbligo di Green pass?
«A tutte le persone che si trovano a contatto diretto col pubblico: medici, personale dei trasporti, personale scolastico, negozianti. I politici? Dovrebbero dare l’esempio e vaccinarsi per primi».
Chiudiamo con un piccolo gioco: immagini che le sia rimasta una sola dose di vaccino. Di fronte a lei ha un diciottenne, un cinquantenne e un ottantenne. Chi vaccinerebbe dei tre?
«Il cinquantenne e le spiego anche il motivo. In virtù della maggiore esposizione al contagio e dell’età, avrebbe il più alto rischio, tra i tre, di contrarre il virus e sviluppare la malattia in forme pericolose».
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