Corsa alla pensione anticipata Cinquecento in fila al patronato

26 Giugno 2017

Gli uffici provinciali dell’Inca Cgil sono stati presi d’assalto da chi punta a beneficiare dell’indennità Primavera: «Il numero di domande è limitato, c’è tempo solo fino al 15 luglio. Chi ha diritto si affretti»

PESCARA. La prima persona si è presentata lunedì alle 5.20, all’alba. Ha aspettato che il patronato Inca della Cgil di Pescara aprisse e ha chiesto informazioni sulla possibilità di beneficiare dell’anticipo pensionistico. Sapeva che la rapidità è essenziale e che c’è tempo (a partire da lunedì scorso) solo fino al 15 luglio per presentare domanda di ammissione all’Ape sociale.
Nella settimana che si è appena conclusa i patronati Inca di tutta la provincia sono stati presi d’assalto e tra lunedì e martedì in via Benedetto Croce si sono affollate circa 450 persone, come sottolinea Nicola Primavera, che dirige il patronato. «In questi giorni», spiega, «abbiamo inoltrato circa 150 domande per l’Ape sociale e per la pensione anticipata. La richiesta di informazioni da parte dei cittadini è stata continua, anche perché la scadenza è prossima. Tra l’altro siamo stati in difficoltà perché le procedure dell'Inps non sono state immediatamente operative ma ora la situazione è migliorata».
Chi accede a questa opportunità?
L’Ape sociale (anticipo pensionistico) spetta a chi ha almeno 63 anni di età e 30 anni di contributi. I beneficiari potenziali sono: chi è disoccupato e senza ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi; chi ha un’invalidità civile pari o superiore al 74%; chi lavora e assiste da almeno 6 mesi un parente di primo grado in condizione di handicap grave. L’indennità spetta anche a coloro con più di 63 anni che svolgono lavori gravosi e pesanti, ma è necessario aver maturato 36 anni di anzianità contributiva. A chi ha i requisiti per l’Ape sociale viene data la possibilità di andare in pensione anticipata se si tratta di un lavoratore precoce che ha versato i contributi per 12 mesi prima del compimento del 19esimo anno di età, con 41 anni totali di contributi .
Il patronato di cosa si occupa?
Noi facciamo attività di consulenza e poi presentiamo le domande all’Inps ma il termine del 15 luglio ci pone in una condizione di disagio perché, nonostante i tempi siano molto ristretti, dobbiamo garantire una consulenza qualificata. E l'intervento del patronato è quanto mai necessario perché va seguita una procedura telematica.
Bisogna affrettarsi?
Sì. Chi è interessato deve venire nei nostri uffici. In realtà si dovrebbe pensare ad una proroga perché i decreti attuativi sono usciti con tre mesi di ritardo e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale è avvenuta solo venerdì 16 giugno. Si è creata un’aspettativa notevole e ci sono delle difficoltà nella gestione dell'affluenza, particolarmente elevata.
Un giudizio su questi strumenti?
Sono, in sé, una risposta parziale. Tutta questa affluenza fa emergere la necessità di rivedere la legge Fornero specie per l’età pensionabile e l’anzianità contributiva.
Il plafond sarà sufficiente a coprire tutte le richieste?
No, se si continua di questo passo il plafond sarà insufficiente e il numero massimo di 60mila richieste a livello nazione sarà superato. Siamo già a quota 18mila. Comunque si tratta di misure sperimentali.
Ma chi viene ammesso?
Passano quelli vicini all'età pensionabile di vecchiaia e, a parità di condizioni anagrafiche, prevale chi ha presentato prima la domanda.
Che utenza avete notato in questi giorni?
La domanda di pensione è molto elevata. Abbiamo vissuto un periodo di crisi notevole e parecchia gente è disoccupata. La stragrande maggioranza dell’utenza è composta da chi è stato licenziato e non ha misure di sostegno al reddito. Molti di coloro che puntano a questa indennità non hanno i requisiti dei trent'anni di anzianità contributiva ma sperano che ci sia qualche scucitura che li rimetta in gioco. C’è chi non ha più un lavoro dal 2005, per via della crisi.
Ci sono ancora delle zone grigie su queste misure?
Sì, siamo in attesa di chiarimenti su alcuni punti. E comunque c’è il grosso limite che bisogna rientrare in categorie specifiche per fare domanda.
Il vostro sembra anche uno sportello di ascolto, o no?
Sì, siamo un orecchio di ascolto sociale sul disagio. Registriamo la disperazione di molti. Ma la nostra attività è indispensabile soprattutto perché l’Inps non sarebbe stato in grado di gestire questa prima fase tumultuosa. Nel tempo la nostra attività è cambiata notevolmente, si è evoluta ed affinata, ma nonostante ciò abbiamo subito degli tagli feroci (50 milioni in tutta Italia).
Producete molto?
Ci occupiamo di 17mila pratiche l’anno e l’80% delle nostre prestazioni non è finanziato.
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