Corso Umberto, negozi chiusi I proprietari: «Stiamo morendo»

Confesercenti lancia l’allarme e chiede un incontro al Comune per rilanciare l’economia cittadina Gli esercenti lamentano affitti stellari e pochi parcheggi. Chieste manifestazioni per tutto l’anno
MONTESILVANO. Un negozio chiuso ogni due o tre in piena attività. Vetrine opache, sporche, abbandonate che contrastano con quelle scintillanti e addobbate del commercio operoso, malgrado la crisi divorante. È un’atmosfera mesta quella che si respira in corso Umberto, a Montesilvano, dove nell’ultimo anno è strage di serrande abbassate: bar, banche, immobiliari, negozi di oggettistica, profumerie, abbigliamento.
Tra le cause: affitti stellari, da 1000 a 3mila euro al mese, carenza di parcheggi, una strada «brutta, senza attrattiva, sporca e con troppo traffico pesante ».
È l’allarme lanciato dal direttore di Confesercenti, Gianni Taucci, che chiede al Comune un incontro per riattivare un dialogo con l’obiettivo di rinvigorire una «economia spenta». Lo stesso affermano i negozianti di una «statale invasa dai Tir più che una via dello shopping affollata come corso Umberto a Pescara». «Il centro commerciale di Montesilvano si sta delocalizzando, gli stessi montesilvanesi vanno a far compere a Pescara, più attrattiva e accattivante e le vetrine sporche e sfitte riducono l’appeal dell’acquisto nei negozi che rimangono in vita» è l’affondo di Taucci che per corso Umberto chiede «parcheggi nell’ex Fea dove si potrebbero recuperare almeno 200 posti auto, pulizia, illuminazione, panchine e, via i cassonetti dalle strade per questioni di decoro e via l’accattonaggio in piazza Trisi» che dà sul corso. Tra corso Umberto e viale Europa, civico 235, un negozio sfitto è da «3-4 anni» rivela un residente. Il secondo, ex negozio di scarpe, pochi metri più in là, al civico 219. L’Outlet griffe, aperto 7 anni fa, svende tutto da 10 a 99 euro per chiusura attività. La commessa, Michela Basu: «Il commercio qui sta morendo, lo shopping non è più quello di una volta, col passeggio. La strada è vuota, mancano gli eventi, i marciapiedi ce li puliamo noi e col disco orario i clienti stanno sempre col pensiero delle multe e non si rilassano negli acquisti». All’angolo con via Michetti, là dove c’era una banca ora ci sono i segni dei graffitari e una vetrina buia. All’angolo con piazza Jack, dopo 20 anni, si è arresa la titolare di oggettistica “Argento vivo”, il caffè Umberto I e un altro negozio in cerca di un affittuario. Luigi Patriarca, titolare dell’abbigliamento Zabazoque e Massimo Mazzocchetti di “99 Centesimi”, annotano che «gli eventi vanno spalmati nel corso dell’anno e non solo d’estate», dicono anche in riferimento al Jova beach, «altrimenti i turisti vanno solo nella più effervescente Pescara». Secondo una residente, Barbara Sardini, «i prezzi qui sono troppo alti», dice mentre corre davanti alle vetrine polverose di una ex catena di abbigliamento. L’edicolante Donatello Tomei disquisisce sui «pochi parcheggi di piazza Trisi e l’esigenza di maggiore sicurezza di sera». Lì accanto, l’ex profumeria Estasi è chiusa da più di un anno.

