Corteo di auto lumaca per l’ospedale di Penne

Sabato 20 giugno la manifestazione di protesta in difesa del punto nascita Dall’ingresso Ikea dell’Asse attrezzato a passo d’uomo fino a piazza Unione
PESCARA. Scatta l'operazione lumaca in difesa dei presidi ospedalieri periferici colpiti dai tagli decisi dalla Regione Abruzzo. E’ questa l’ultima iniziativa del movimento per la sanità vestina che, il prossimo 20 giugno, unirà il proprio grido di protesta a quelli dei comitati di Atessa, Sulmona e Ortona. Sarà una protesta trasversale, una mobilitazione senza colori politici, che vedrà i quattro movimenti uniti da un unico comune denominatore: vale a dire la necessità di non perdere reparti e funzionalità importanti dei rispettivi presidi ospedalieri. I manifestanti partiranno dai rispettivi paesi e si ritroveranno all’ingresso Ikea dell’Asse attrezzato Chieti-Pescara, dove partiranno con le auto a passo d’uomo fino a piazza Unione a Pescara. Una protesta plateale e al contempo pacifica per contestare la riforma sanitaria e i tagli alla spesa decisi dal governo regionale guidato da Luciano D’Alfonso. Secondo le nuove impostazioni sanitarie ben quattro punti nascita, che non rispettano determinati standard, verranno azzerati in questi mesi - Penne, Atri, Ortona e Sulmona – mentre per l’ospedale di Atessa è stata decisa la sospensione dell’attività chirurgica e sembra in bilico anche il futuro del pronto soccorso. «Vogliamo investimenti per gli ospedali pubblici. Noi difendiamo l’articolo 32 della Costituzione Italiana che tutela il diritto alla salute di tutti i cittadini. Tagliando il punto nascite di Penne, il punto nascite di Pescara sarà congestionato con ulteriori 500 parti l’anno. La salute per le partorienti dell’area vestina, inoltre, verrebbe messa decisamente a rischio. E’ impensabile che una donna di Farindola, ad esempio, in inverno, con le strade rovinate e con la neve, debba attendere un’ambulanza da Pescara e poi essere trasportata nel capoluogo adriatico per partorire. E’ assurdo. D’Alfonso e Paolucci pensino a investire nelle strutture pubbliche esistenti e adottino qualche taglio per i centri privati. Non è possibile andare avanti in questo modo», ha spiegato Gabriele Frisa, portavoce del movimento per la sanità vestina. Anche gli altri comitati di protesta non hanno digerito la scure imposta dal governo regionale sulla sanità dei piccoli centri. «Non vogliamo una sanità a due velocità che favorisce solo i grandi centri abitati. Il governo regionale», ha tenuto a sottolineare Luigi La Civita del movimento in difesa del punto nascita di Sulmona - deve prendere in considerazione anche le esigenze delle zone dell'entroterra e delle realtà più piccole».
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