Così il Fisco può spiare i conti correnti

Da quest’anno scatta il Risparmiometro: l’Agenzia delle entrate incrocia dati bancari con tenore di vita. E scova chi evade
PESCARA . In principio era il redditometro, lo strumento attraverso il quale il Fisco stabiliva se il tenore di vita era congruo rispetto a quanto dichiarato, o se, invece, si era in odore di evasione. Ora il meccanismo si fa più sofisticato, e nasce il “Risparmiometro”.
COS’È . Si tratta di un algoritmo, che valuterà se il risparmio è eccessivo rispetto alle entrate. L’obiettivo, naturalmente, è sempre lo stesso: scoprire gli evasori di tutte le specie, in particolare chi vive di “nero”, ma per ora a tremare sono i piccoli risparmiatori che in caso di accertamento dovranno dimostrare, carte alla mano, da dove provengono i soldi depositati in banca. Nulla sfuggirà all’Agenzia delle Entrate: conti correnti, depositi, libretti postali, titoli, assicurazioni. E se l’algoritmo stabilirà che il risparmio è troppo alto rispetto a quanto è stato dichiarato al fisco, saranno guai.
COME FUNZIONA. Il Risparmiometro calcola la giacenza sul conto corrente, grazie ai dati che le banche sono obbligate a fornire all’Anagrafe dei rapporti tributari. Si passa quindi alla comparazione tra risparmio, reddito dichiarato e tenore di vita. La differenza dovrebbe rappresentare il risparmio. Se c’è incongruenza l’anomalia viene segnalata dal sistema. A questo punto il funzionario del Fisco chiede chiarimenti, e se questi non vengono ritenuti convincenti, o non sono dimostrabili, scatta l’accertamento.
QUANDO VA IN VIGORE. Il primo test sarà avviato quest’anno e riguarderà, in via sperimentale, i redditi dell’anno d’imposta 2013-2014 delle sole persone fisiche. Nel 2019, invece, toccherà alle persone giuridiche. Superata la fase sperimentale l’Agenzia delle Entrate sarà in grado di valutare l’idoneità dello strumento ai fini per i quali è stato pensato e solo allora gli elenchi saranno trasmessi alle direzioni provinciali, che invieranno le “lettere” ai contribuenti sospetti. Ed ecco il contenzioso.
CHI RIGUARDA. Nessuno sarà escluso, neanche chi dichiara cifre molto basse, perché quello che conta davvero è la quantità di denaro giacente. In caso di accertamento, per difendersi bisognerà essere in grado di spiegare, con i dovuti riscontri documentali, la provenienza dei soldi.
LA FORMICA E LA CICALA. Fin da bambini, nella stragrande maggioranza dei casi, siamo stati “indottrinati” sulle virtù del risparmio, con la storia della brava formichina che d’inverno se ne sta nella sua casetta con le provviste accumulate in estate; figura da contrapporre a quella “mani bucate” della cicala, che consuma tutto e quando arriva il freddo non ha di che nutrirsi. Bene, attente formichine, da oggi il risparmio eccessivo può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Sì, perché si dovrà dimostrare da dove deriva.
BUONI E CATTIVI. C’è il furbastro che percepisce lo stipendio, accreditato sul conto corrente dove rimane depositato, e che nel tempo libero lavora in nero. Con i proventi del secondo lavoro fa la spesa, paga la rata del mutuo e le bollette della luce. C’è poi chi non lavora, non ha vinto alla lotteria, non vive di rendita, ma ha un patrimonio a sei zeri. Quasi certamente, finiranno nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, che chiederà loro come fanno, considerate le loro entrate ufficiali, a risparmiare così tanto. E non basterà la dichiarazione di mammà, che dice di aiutare il figlio con dazioni periodiche di denaro, perché bisognerà esibire le ricevute. C’è poi anche il caso, neanche troppo ipotetico, del vecchio pensionato che risparmia persino sull’aria che respira nel timore di dover far fronte a un imprevisto. Anche in questo caso dovrà documentare come fa a vivere senza spendere quasi nulla, a fronte del gruzzoletto alle poste. Casi limite, contrapposti tra loro, che fanno sorgere qualche dubbio sulla reale applicabilità del temibile algoritmo che passerà al setaccio i conti degli italiani. Legittimo, e doveroso, nel primo e secondo caso, recuperare l’evasione, ma è altrettanto giusto pretendere che un anziano documenti dove ha preso i soldi per comprare trenta grammi di formaggio? Gli algoritmi, si sa, non hanno anima, ma i funzionari delle Entrate sì, e certamente, strada facendo, saranno considerati eventuali “correttivi” per far sì che il Risparmiometro non si trasformi in uno strumento iniquo nei confronti di alcune categorie di risparmiatori.

