«Cospito cambiò a 24 anni e diventò un antagonista»

Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, ricorda le prime lotte in città «Litigammo quando scelse l’anarco insurrezionalismo, ma non è un mostro»
PESCARA. «Dire che eravamo amici è troppo ma conosco Alfredo da quando eravamo ragazzi: facevamo parte dello stesso movimento». Era l’inizio degli anni Novanta, all’epoca il sindaco di Pescara era Giuseppe Ciccantelli: Maurizio Acerbo, allora consigliere comunale con basette e capelli lunghi e oggi segretario nazionale di Rifondazione comunista, e Alfredo Cospito, l’anarchico pescarese detenuto da 10 anni e finito al 41-bis, erano poco più di ventenni e frequentavano lo stesso ambiente politico della sinistra. «A un certo punto, però, il nostro rapporto diventò conflittuale perché Cospito voleva essere più antagonista e ci fu una discussione accesa. Litigammo pesantemente quando lui divenne un anarco insurrezionalista», racconta Acerbo, «uno come me pensava e pensa ancora che le lotte si fanno per sviluppare la democrazia mentre lui aveva un’altra visione, la stessa che poi l’ha portato sulla strada in cui si trova oggi».
SENZA CIBO Cospito è in sciopero della fame da 106 giorni: protesta così contro il carcere duro ma ha già perso 40 chili e le sue condizioni di salute si aggravano sempre di più. Trasferito dal carcere di Sassari alla casa circondariale Opera di Milano, Cospito va avanti ad acqua e zucchero: il suo caso da settimane è al centro del dibattito politico nazionale e, negli ultimi giorni, da Crotone a Torino si segnalano incendi, scritte e marce di protesta. Martedì scorso anche a Pescara un episodio sospetto con l’incendio di un cassonetto in pieno centro, proprio accanto a una banca. «Non condivido per nulla le sue tesi politiche e le azioni che ha commesso», dice Acerbo, «ma sono totalmente solidale col suo sciopero della fame».
ALL’AURUM 31 ANNI FA Il 25 agosto del ’91 prese il via, a Pescara, l’occupazione dell’Aurum: un gruppo di 32 anarchici di Pescara e anche di Roma, Bologna, Milano, Foggia, Napoli, Bari e Torino occupò l’ex liquorificio con il sogno di farne un centro sociale. La loro guida era Cospito, all’epoca 24 anni, capelli lunghi e baffi fini, residente in un palazzo di via Paolucci. «Ricordo che Cospito fu il principale organizzatore ma io non partecipai», racconta Acerbo, «l’occupazione dell’Aurum è una delle rare cose che, in quel periodo, non organizzai io anche se non avevo particolari motivi di contrarietà. Ricordo che quell’azione, semplicemente, non venne concordata con me e gli altri del movimento per gli spazi sociali cittadini». L’occupazione durò appena 4 giorni, poi arrivarono polizia e carabinieri a sgomberare gli anarchici che furono tutti denunciati mentre per Cospito scattò il primo arrestato della vita da anarchico. Cospito aveva 24 anni; Acerbo 26. «Da allora», dice il segretario di Rifondazione, «Cospito cambiò città e non ci siamo più frequentati. Ma non era un mostro: è una persona che ha cercato la sua strada. Se fosse un leghista per me sarebbe esattamente la stessa cosa e ne chiederei sempre la liberazione dal 41-bis. Uno che non ha ammazzato nessuno si trova recluso al carcere duro e questa è follia».
TUTTE LE ACCUSE Cospito è stato arrestato per l’attentato del 7 maggio 2012, a Genova, all’allora amministratore delegato dell’Ansaldo Roberto Adinolfi; poi un altro arresto nel 2016 in un’inchiesta su attentati e pacchi bomba ai politici: contestate 50 azioni terroristiche in 13 anni, compresi gli ordigni sotto casa di Romano Prodi (nel 2003 presidente della Commissione europea) e i pacchi esplosivi inviati agli ex sindaci di Bologna Sergio Cofferati e Torino Sergio Chiamparino; è accusato anche dell’attentato nel 2006 contro la Scuola carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. «Ma nei confronti di Cospito», aggiunge Acerbo, «si sta applicando un reato residuo del codice fascista – strage politica allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato – che non fu invocato neanche per le stragi di piazza Fontana o della stazione di Bologna».
APPELLO A MASCI Acerbo chiama in causa, poi, l’amministrazione Masci, a partire dal sindaco Carlo Masci e dal presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli: «Il 22 gennaio scorso il consiglio comunale di Torino ha approvato una mozione in cui “chiede, senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria, al ministro della Giustizia Carlo Nordio di rispondere in tempi brevissimi all’istanza presentata per ottenere la revoca del 41-bis a Cospito”. Possibile che invece il consiglio comunale della città di Cospito non promuova nessuna iniziativa? Mi rivolgo al sindaco, al presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri. Non si tratta di simpatizzare con le idee e le azioni di Cospito», sottolinea, «ma di chiedere l’applicazione dell’articolo 27 della Costituzione che prevede che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”».

