Costi agricoltura, rincari del 28% E cresce la spesa dei consumatori

La Coldiretti: «Alle stelle i prezzi di energia elettrica, fertilizzanti e alimenti degli animali»
Quanto incide sulle tasche dei consumatori il rincaro dei costi delle attività agricole? L’impatto, stando ai dati forniti da Coldiretti, appare devastante. Per effetto dei rincari energetici i costi di produzione delle aziende agricole nel 2022 sono aumentati del 28% con un impatto pesantissimo sui bilanci e sulla spesa dei consumatori.
la situazione in abruzzo
La statistica di Coldiretti Abruzzo si basa sulla stima nazionale preliminare dei conti economici dell’agricoltura, che per l’Italia supera di poco il 23%: l’elaborazione Coldiretti avviene su dati Istat. «Come nel resto della Penisola», sostiene Silvano Di Primio, presidente regionale dell’associazione coltivatori, «anche in Abruzzo sono aumentati sensibilmente i prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori che nella nostra regione fanno registrare un incremento medio del 28% con balzi che riguardano i fertilizzanti, i prodotti energetici e gli alimenti per animali».
«L’incremento dei costi, iniziato già dall’autunno del 2021», sottolinea Di Primio, «si è aggravato nel corso del 2022 soprattutto per le conseguenze del conflitto in atto in Ucraina. Le imprese agricole sono state costrette ad assorbire gran parte dell’aumento. La situazione è preoccupante in Abruzzo, come in tutta Italia. Le aziende sono allo stremo e non riescono ad andare avanti. Le problematiche più importanti si registrano nei settori trainanti dell’economia regionale con particolare riferimento al vino e al settore florovivaistico ma la situazione non va meglio per l’allevamento e l’orticoltura».
i settori
A titolo esemplificativo, secondo Coldiretti, «il caro energia pesa moltissimo sul settore lattiero-caseario per i costi di trasformazione e ovviamente sul florovivaismo per la gestione climatica delle serre che devono essere tenute a temperature stabilite. Ci sono aziende che attualmente registrano perdite dal 30 al 50% del fatturato. Alti costi di produzione si registrano inoltre nel settore vino ci sono problemi con aumenti di circa il 30% che riguardano l’incremento di vetro (+50%), sughero (+10%) e carta (+40%) a cui si aggiungono naturalmente i costi relativi al caro energia».
«Pur aumentando i costi di produzione», precisa il presidente Di Primio, «che comunque non sono arrivati interamente ai consumatori come dimostra il fatto che l’inflazione è arrivata a livello nazionale appena al 9,1%, le aziende cercano di andare avanti ma la situazione è critica».
LE CAUSE E GLI SCENARI
Secondo Coldiretti, la pandemia prima e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e che servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare, riducano la dipendenza dall’estero e garantiscono un giusto prezzo degli alimenti per produttori e consumatori», afferma il presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini nel sottolineare l’esigenza di «raddoppiare da 5 a 10 miliardi le risorse destinate all’agroalimentare nel Piano nazionale di ripresa e resilienza spostando fondi da altri comparti per evitare di perdere i finanziamenti dell’Europa».
I PROGETTI DEL PNRR
«Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e di resilienza», precisa Prandini, «abbiamo presentato tra l’altro progetti di filiera per investimenti dalla pasta alla carne, dal latte all’olio, dalla frutta alla verdura con più di 50 proposte e migliaia di agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione, università e centri di ricerca coinvolti. Un impegno che ha l’obiettivo di combattere la speculazione sui prezzi con una più equa distribuzione del valore lungo la filiera per tutelare i consumatori ed il reddito degli agricoltori dalle pratiche sleali».
LO SBALZO TERMICO
Il brusco abbassamento delle temperature con freddo e gelo notturno danneggiano le coltivazioni di verdure e ortaggi all’aperto ma lo sbalzo termico improvviso ha inevitabilmente un impatto anche sull’aumento dei costi di riscaldamento delle produzioni in serra. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti sugli effetti del maltempo con il freddo artico che sta interessando l’intero Paese dopo un mese di dicembre che aveva fatto segnare una temperatura superiore di 2,09 gradi la media storica, ma l’anomalia è stata addirittura di 2,54 gradi nel Centro Italia e di 2,65 gradi nel Mezzogiorno secondo le elaborazioni sulla banca dati aggiornata Isac Cnr.
«L’arrivo del grande freddo», sottolinea la Coldiretti, «colpisce le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze, cicorie, e broccoli che reggono anche temperature di qualche grado sotto lo zero, ma se la colonnina di mercurio scende repentinamente o se le gelate sono troppo lunghe si verificano danni. A preoccupare è anche il balzo dei costi per il riscaldamento delle serre per la coltivazione di ortaggi e fiori che risente dell’impennata della bolletta. La discesa della colonnina di mercurio con il gelo rischia peraltro di bruciare fiori e gemme di piante e alberi, con pesanti effetti sui prossimi raccolti.

