«Costretta a prostituirmi Minacciata e picchiata»

10 Aprile 2016

Il racconto di una delle bulgare sfruttate dalla banda smantellata dai carabinieri «Lavoravo tutto il giorno, consegnavo l’intero incasso e mangiavo solo panini»

PESCARA. Sperava di trasferirsi in Italia per cambiare vita, lasciando in Bulgaria, la sua terra, il marito e i dissapori familiari. Invece ha scoperto di essere caduta in uno squallido tranello perché chi le aveva proposto di «raccogliere le olive», in Italia, l’ha lasciata immediatamente in strada a prostituirsi nel momento stesso in cui ha messo piede nel Paese, giusto il tempo di comprare e indossare un vestito corto. Si è rivelato un uomo senza scrupoli, Ermenko Georgiev, 37 anni, bulgaro, che faceva prostituire non solo questa giovane ma anche sua moglie, Rozaliya Dobrinova, 34 anni, anche lei bulgara, vittima dello sfruttatore e nello stesso tempo complice nel reclutamento e nella gestione delle “squillo”.

È stato attraverso il racconto di questa ragazza che i carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara hanno ricostruito i reati commessi da un gruppo di sfruttatori, accusati di controllare le prostitute collocate tra la zona alle spalle dell’Università e Francavilla al Mare. I due coniugi, ricercati da mesi, sono stati arrestati in Bulgaria su disposizione del giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco (pm Andrea Papalia) e estradati a Roma. Questa mattina, saranno interrogati per rogatoria nel carcere di Regina Coeli, alla presenza dell’avvocato Tullio Zampacorta. Oltre ai due, che potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere, è stato arrestato a gennaio un altro componente della banda, Sergey Elenov Todonorinov, 24 anni, bulgaro, ora ai domiciliari, mentre è ricercato a livello internazionale Todor Todorov Milodinov, 30 anni, a capo della gang, composta da 12 persone.

I metodi utilizzati nei confronti delle ragazze da sfruttare erano orribili. E lo sa bene la giovane che ha accettato di confidarsi con i carabinieri, coordinati dal maggiore Massimiliano Di Pietro, impegnati nell’indagine sulla prostituzione gestita dai bulgari, in concorrenza a romeni e albanesi.

Ha raccontato che per ogni prestazione doveva chiedere 20 euro ai clienti, che il suo sfruttatore la «riforniva di preservativi» ma la obbligava a lavorare anche senza, e «tutti i soldi guadagnati» finivano nelle tasche di Georgiev, che le ordinava di «non fare storie e obbedire».

Lei lo faceva, accettando di prostituirsi anche per l’intera giornata senza intascare un solo centesimo per sé, e non si è mai tirata indietro perché in Bulgaria aveva sentito parlare di quest’uomo in maniera negativa, come di una persona «malvagia e violenta» e temeva di subire «violenze», nel caso in cui lo avesse contrariato.

I ritmi di lavoro erano incessanti perché durante il giorno si prostituiva a Termoli e la notte nella zona di Francavilla al Mare, fino alle 4, rifocillandosi solo con i panini che doveva mangiare in strada. In alcune occasioni, è stata perfino picchiata dai due coniugi perché non aveva guadagnato abbastanza: senza alcuna pietà le hanno «tirato forte i capelli» e l’hanno presa «a schiaffoni sul volto». Per farle paura, Georgiev l’ha anche minacciata di pugnalarla con un giravite che teneva sul pullmino, cioè il mezzo con cui accompagnava lei e la moglie in strada e sul quale dormiva con tutta la famiglia.

Quando l’uomo è tornato in Bulgaria la sua vittima non è riuscita a sottrarsi al dominio esercitato fino a quel momento e ha continuato a inviargli denaro, circa 200 euro al mese. Poi ha smesso, preferendo destinare quei soldi al figlio.

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