Costretti a lavorare senza gli stipendi

Da 9 mesi non sono pagati, ma i 65 lavoratori che assistono anziani e disabili non possono fermarsi: rischiano la denuncia
PESCARA. Sono senza stipendi da 9 mesi e aspettano ancora anche la quattordicesima. I 65 lavoratori dell’azienda speciale Majella e Morrone, l’ente che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara, non ce la fanno più: sono costretti a continuare a lavorare perché, se si fermassero lasciando i disabili e gli anziani senza assistenza, potrebbero essere denunciati per interruzione di un servizio pubblico. Finora, le promesse della politica si sono infrante contro una gestione dissennata durata anni e che adesso torna a galla: sui conti dell’azienda speciale – ente di proprietà della comunità montana Maiella e Morrone che è in liquidazione – ci sono 470 mila euro, ma la commissaria della comunità montana Cinzia De Santis non può toccarli e non può autorizzare il pagamento degli stipendi. Perché? Sono i pignoramenti a bloccare le somme: l’ultimo è arrivato dal Consorzio industriale Val Pescara per l’affitto mai pagato della sede dell’azienda speciale ad Alanno. Un pignoramento da 63 mila euro che si aggiunge ad altri due per un totale di altri 163 mila euro giunti da due ex dipendenti, una di Popoli assistita dagli avvocati Gabriele Silvetti e Alberto Faccini Caroppo e l’altra di Bolognano difesa dal legale Floriano Garofalo. Le ex dipendenti hanno vinto le cause contro l’azienda speciale: i giudici del Lavoro del tribunale di Pescara e della Corte d’appello dell’Aquila hanno riconosciuto l’illegittimità dei contratti precari in successione e disposto il pagamento delle differenze retributive e degli interessi.
Oltre ai pignoramenti, ci sono anche le rate da saldare con Equitalia per le tasse ignorate. Inoltre, dei 16 Comuni che ricevono i servizi sociali, più della metà non versa le quote: la commissaria è pronta a far partire i decreti ingiuntivi anche se i contenziosi non saranno brevi. Significa che è impossibile pagare subito i dipendenti. E non è detto che i pignoramenti siano finiti qui: esistono fornitori non pagati e anche loro potrebbero adire le vie legali per tentare di avere i loro soldi.
In un caos che si trascina senza soluzione, i dipendenti restano senza soldi nonostante le promesse della politica – l’11 marzo scorso anche il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso si è esposto annunciando un fondo da 300 mila euro che non è bastato a risolvere il problema – e le proteste con i cartelli sotto la sede della Regione, a Pescara, e poi davanti agli uffici di Alanno e Caramanico.
Lunedì prossimo una delegazione di lavoratori incontrerà la commissaria: «Sarà un incontro per fare il punto della situazione», dice il delegato sindacale della Fials, Sandro Cacciatore, «quel che è certo è che, finora, i lavoratori sono vittime di un’ingiustizia in quanto la situazione peggiora sempre di più. Ormai, non c’è più rispetto per la dignità delle persone e non c’è più tutela dei diritti dei lavoratori».
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