Costruzioni abusive sulla Tiburtina: ecco le case dei disperati

25 Settembre 2018

Le forze dell’ordine allontanano una decina di occupanti Scoperte delle strutture fatiscenti realizzate con materassi

PESCARA. Sporcizia e rifiuti ovunque, siringhe a volontà, erba alta, e un tanfo nauseabondo. L’area sulla Tiburtina occupata da anni da tossicodipendenti e senzatetto è stata sgomberata per l’ennesima volta, ieri mattina, da polizia, polizia municipale e carabinieri che hanno identificato gli occupanti, una decina, e li hanno fatti allontanare. Se ne sono andati portando via le poche cose che posseggono e che fino a ieri conservavano nelle 4 casupole abusive realizzate tra gli scheletri dei capannoni del cosiddetto “Piper”, il parco commerciale mai ultimato dalla Mediterranea Life Srl e finito al centro del fallimento, insieme all’elegante palazzo alle spalle, il “Saligia”.
Nei mesi scorsi uffici, garage, posti auto coperti e scoperti e capannoni sono stati venduti all’asta a tre milioni e 800 mila euro alla International Real Estate Society srl ma manca ancora un ultimo adempimento per permettere il passaggio di proprietà all’aggiudicatario, ed è questione di giorni, assicura Luca Cosentino, il curatore fallimentare che si è occupato di tutto fino ad oggi, compresi i diversi tentativi di impedire l’accesso a spacciatori, tossicodipendenti, prostitute e sbandati chiudendo gli ingressi. Più volte ha fatto sbarrare i varchi creati nei muri e ha fatto recintare l’area della “casa della droga” usando anche del filo spinato. Ma la recinzione è stata rimossa e usata, in parte, per costruire le casette dei disperati, che sono tornati più numerosi di prima per cercare rifugio lontano da sguardi indiscreti. Chi vive e lavora nella zona nota quotidianamente quelle presenze e a Cosentino - che è anche il custode - sono arrivate diverse segnalazioni di persone preoccupate da un via vai continuo. E ancora una volta il curatore fallimentare ha segnalato la situazione, preoccupante, alle forze dell’ordine. Dopo l’allontanamento degli occupanti, ieri una ditta si occupata di chiudere i varchi nel muro e l’area, usando una rete di ferro. Tutti i materassi recuperati qua e là sono stati rimossi, per evitare che vengano usati di nuovo. Potrebbe non essere un intervento risolutivo, ma la speranza è che quest’area risorga, tanto più che per una porzione sarebbe già stato trovato un acquirente.
Intanto, nell’ambito del fallimento, si annuncia una nuova asta, il 4 dicembre, relativa a tre nuovi lotti, sempre in zona, e il ricavato si aggiungerà alle somme destinate ai creditori.