«Così il degrado si diffonde sul territorio»

L’ufficio immigrazione Cgil critica lo sgombero senza pensare alle conseguenze che avrebbe causato
MONTESILVANO. È trascorsa quasi una settimana dallo sgombero coatto del “ghetto” di via Ariosto eppure non si placano le polemiche, e le accuse, verso l’amministrazione comunale da parte di chi è convinto che l’intervento andava gestito in modo diverso per evitare una nuova emergenza legata al “post”.
Ne sono convinti anche all’ufficio immigrazione della Cgil. Da qui arriva un invito al dialogo e all’accoglienza. «Per la Cgil», si legge in un documento del sindacato, «è inaccettabile l'equazione immigrazione uguale problema sicurezza. Siamo consapevoli che la situazione delle palazzine di via Ariosto a Montesilvano andava affrontata, vista l'ordinanza di sgombero per motivi igienico-sanitario e di sicurezza delle strutture abitative, tenendo però conto delle diverse posizioni delle famiglie e delle persone sotto il profilo della legalità, senza travolgere tutti indistintamente in una condanna senza appello».
Il pensiero del sindacato va soprattutto alle persone in regola e alle famiglie che ora sono senza un tetto. «Le ordinanze vanno applicate, informando prima chi le subirà. Al tempo stesso», si afferma ancora, «non vorremmo che l'intervento di sgombero vanifichi ogni tentativo di tenere in piedi serie politiche di accoglienza. I ghetti bisogna chiuderli ma prima di farlo occorre cercare soluzioni alloggiative alternative per chi ha un permesso di soggiorno, un lavoro, famiglie, figli, e si ritrova oggi senza una casa».
Il sindacato, come avevano già fatto diversi esponenti della sinistra nei giorni scorsi, focalizza dunque l’attenzione sul dopo sgombero e sui problemi riscontrati in questi primi giorni, come le decine di senegalesi che stazionano sul lungomare. «Gli interventi di forza non risolvono il problema del degrado, figlio della disgregazione sociale. Anzi, lo spostano sul territorio in modo diffuso», rimarca l’ufficio immigrazione della Cgil, «perché chi è rimasto senza dimora vaga e staziona ovunque, con la conseguenza che aumentano intolleranza e insofferenza delle comunità». Per questa ragione la Cgil auspica che la politica possa «intensificare il rapporto fra istituzioni, parti sociali, comunità dei migranti e cittadinanza tutta per costruire un percorso di vera integrazione, di pacifica e civile convivenza, per evitare che si possano replicare situazioni simili e si inneschi una spirale di odio e di razzismo». (a.l.)
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