«Così la banda voleva bruciare i documenti»

Ma la polizia, durante le intercettazioni, recupera un sacco con le carte destinate alla distruzione
CHIETI. Volevano distruggere i documenti. Di più: bruciare le prove dei contatti con uno dei complici finito sotto inchiesta. Era questa, secondo l’accusa, l’intenzione dei tre principali referenti della banda che organizzava i finti incidenti, ovvero l’avvocato Alfonso Zinni, il medico legale Pierpaolo Iungano e l’imprenditore Domenico Fragaglia.
La premessa è che, nel corso delle indagini, Gaetano Petrilli – appartenente all’associazione criminale e liquidatore di una compagnia assicurativa – è stato sottoposto a indagine interna dal datore di lavoro a seguito di una segnalazione arrivata dalla guardia di finanza su alcune pratiche da lui gestite. Petrilli è stato dapprima sospeso, nell’aprile 2023, e successivamente licenziato.
Quando sono stati raggiunti da questa notizia, dunque, Zinni, Iungano e Fragaglia «hanno provato a disfarsi, distruggendoli, di blocchi di documenti concernenti le pratiche in corso (o già svolte), con l’intervento di Petrilli. Ma, essendo entrambi già intercettati e pedinati, i poliziotti della squadra mobile hanno recuperato uno dei sacchi contenenti le carte destinate a essere incenerite.
Durante uno degli incontri, Zinni e Iungano ripercorrono gli accertamenti portati avanti dalla guardia di finanza e risalenti anche a pratiche del 2017. L’avvocato prospetta una risoluzione favorevole pure nel caso in cui venisse loro contestata l’associazione a delinquere, prevedendo una prescrizione dovuta al trascorrere di un intero decennio dal 2017: «Dieci anni so’ passati, pure se si fa una prima udienza so’ passati dieci anni», dice Zinni.
«I loro timori», spiega ancora il giudice, «vengono altresì confermati dalle affermazioni che, nel prosieguo della conversazione, fa Zinni allorquando, prevedendo un’azione penale a loro carico, va a delineare, in maniera puntuale, l’associazione, facendo i nomi di alcuni compartecipi». Gli stessi che ora si ritrovano nei guai. (g.let.)
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