«Così la Nuova Pescara non nascerà mai»

27 Giugno 2018

Il centrodestra contesta il testo della Regione: mancano tempo e denaro per la fusione dei tre Comuni

PESCARA. «La Nuova Pescara non potrà mai nascere entro il primo gennaio 2022, come previsto dalla Regione». A sostenerlo sono i consiglieri comunali del centrodestra dopo aver esaminato il nuovo testo della legge regionale per la fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Ieri hanno convocato i giornalisti per spiegare la loro posizione in merito. Erano presenti Marcello Antonelli, Luigi Albore Mascia ed Eugenio Seccia, per Forza Italia; Vincenzo D’Incecco, per la Lega; Guerino Testa, Alfredo Cremonese e Massimo Pastore, per Fratelli d’Italia. Assente giustificato Carlo Masci, di Pescara futura.
«Dopo aver perso altri sei mesi di tempo tra candidature, elezioni e attività senatoriali», ha detto Antonelli, «è evidente che la legge per l’accorpamento dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, non potrà mai completare il proprio iter per quella data sovrapponendosi a nuove elezioni comunali e regionali in programma per l’anno prossimo». «Per questa ragione», ha affermato, «chiediamo sin d’ora di far slittare la scadenza ultima al primo gennaio 2024 per dare vita alla nuova entità amministrativa. Nel frattempo vanno risolti i problemi, a partire dall’assenza della dotazione finanziaria che, necessariamente, per i primi dieci anni dovrà accompagnare la crescita del Comune e che dev’essere pari almeno a un milione 800mila euro l’anno, cifra ben lontana dai 300mila euro previsti dal Pd». La richiesta di slittamento formulata da tutta la coalizione di centrodestra approderà oggi nella commissione consiliare regionale che tornerà a riunirsi sul tema, attraverso la voce del capogruppo di Forza Italia alla Regione Lorenzo Sospiri.
«Il dibattito sulla istituzione della Nuova Pescara», ha fatto presente Antonelli, «ha subìto un fermo biologico di ben sei mesi. Supponiamo per i troppi impegni del presidente della Regione e senatore Luciano D’Alfonso». «Pensare che un presidente di Regione in scadenza o già scaduto possa fare una legge annacquata è una follia amministrativa», ha aggiunto Testa. «È vero che la data del primo gennaio 2022 era stata suggerita dal centrodestra», ha concluso Mascia, «ma nessuno all’epoca poteva immaginare che alle elezioni politiche ci sarebbe stato un candidato presidente della Regione che ha determinato uno stop di sei mesi».
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